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“Un paese ci vuole”. Parla il regista del film su Zavattini, Luzzara e il Po

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Cominciano le proiezioni di “Un paese ci vuole. Zavattini, Luzzara e il Po”. Il film ripercorre le tracce di Cesare Zavattini, il grande scrittore e sceneggiatore del periodo del neorealismo nato nel 1902 appunto a Luzzara, un piccolo centro appoggiato sul Po in provincia di Reggio Emilia che egli ha trasformato praticamente in un mito. L’ha reso infatti protagonista nel 1953 del libro fotografico “Un paese”, con testi dello stesso Zavattini e immagini di Paul Strand. Einaudi l’ha pubblicato nel 1955. Il libro ha fatto diventare Luzzara l’oggetto quasi leggendario di numerose opere fotografiche che si sono succedute nel corso del tempo.

Anche se usa la macchina da presa al posto della macchina fotografica, il film “Un paese ci vuole” si inserisce in questo filone. A 70 anni di distanza, affida a persone di Luzzara la lettura di brani che Zavattini scrisse a proposito di Luzzara. “In questo senso, la pellicola è una sorta di ritorno a Spoon River”, commenta Francesco Conversano, che ha firmato la pellicola insieme a Nene Grignaffini. Il riferimento è all’ “Antologia di Spoon River”, le poesie con cui Edgar Lee Masters ha narrato in forma di epitaffio le vite degli abitanti del suo paese natale. Anch’esse sono diventate, come Luzzara, praticamente un mito tante sono state le rivisitazioni successive.

Come è giusto ed ovvio, le proiezione in anteprima di “Un paese ci vuole” si sono svolte a Reggio Emilia e a Luzzara. La presentazione ufficiale sarà martedì 19 a Bologna. La programmazione successiva privilegia i centri lungo le sponde emiliane e lombarde del Po. Clic qui per vedere, in una nuova pagina, l’intero calendario. Poi il film prenderà la strada dei festival cinematografici e dell’intero territorio nazionale.

“Un paese ci vuole” è un film che “si innesta nel cinema del reale pur con escursioni nel cinema di poesia”, illustra il regista Conversano. Riprende: “Oltre a leggere alcuni testi che Zavattini scrisse per il libro del 1953, gli abitanti di Luzzara raccontano il loro sentimento rispetto al paese e al Po. E’ come se facessimo loro un altro ritratto fotografico”.

Nel film spiccano due temi ulteriori: la comunità e l’ambiente. Rispetto a quest’ultimo, il punto di riferimento è il Po. “Abbiamo cominciato le riprese nel 2022, durante la grande siccità. Nel film sono inserite anche le immagini di quando il fiume era rimasto quasi senz’acqua. Richiamano il riscaldamento globale, sottolineano la necessità di prendersi cura dell’ambiente e del territorio”.

Per quanto riguarda il secondo tema, “Luzzara è la metafora della comunità”, riassume Conversano. Riprende: “Ovvio, è cambiato tutto rispetto alla Luzzara del 1953. Le relazioni umane sono diverse e ora in paese c’è una forte presenza di stranieri: maghrebini, indiani, pakistani. Da un lato, vanno motivati ad integrarsi. Dall’altro, devono trovare un ambiente inclusivo ed accogliente. Per certi versi, i gruppi etnici costituiscono delle piccole comunità all’interno della comunità più grande costituita da Luzzara. Però esistono anche i tentativi di dialogo. E infatti fra i 17 abitanti di Luzzara che si raccontano e che leggono testi di Zavattini ci sono due persone che non sono nate lì. Un’indiana dice di sé: sono qui da vent’anni, il mio paese è questo”.

Qui sotto, il trailer di “Un paese ci vuole” così come compare sulla pagina Facebook del Centro culturale Zavattini di Luzzara. Le immagini in bianco e nero, compresi i ritratti di Zavattini, sono del 1953. Dal trailer è tratta l’immagine che compare su questa pagina in alto, sotto il titolo.

Infine, la galleria fotografica qui sotto mostra tre abitanti di Luzzara che hanno letto i brani di Zavattini e raccontato se stessi per “Un paese ci vuole”. L’ultima immagine è la locandina del film, coprodotto da Movie Movie e da Rai Cinema, con i nomi e i ruoli di coloro che hanno contribuito alla realizzazione. Clic su ogni immagine per vederla ingrandita.