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L’Ue e il granchio blu, diventerà vietato mangiare il flagello del Po e del delta?

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ue e granchio blu, normativa sugli alieni invasivi

L’Ue e il granchio blu, se Bruxelles – come pare – interviene nella lotta contro il flagello del delta si delinea un quadro nel quale non si potrà più mangiarlo. L’Italia dovrà dunque cambiare strategia contro l’animale che ha distrutto gli allevamenti di molluschi a Goro e Scardovari e che negli ultimi mesi è entrato nelle acque dolci, risalendo il Po almeno fino a Mantova: cosa preoccupante, dato che in America, suo luogo d’origine, vive in mare e alle foci dei fiumi.

Nella lotta al granchio blu, il Governo finora ha perseguito la linea dello sterminio culinario. Ma i segnali provenienti dall’Unione Europea vanno in una sola direzione: diventerà vietato trarre qualsiasi tipo di guadagno da questo animale. Non si potrà più venderlo né comprarlo non solo per cucinarlo, ma neanche per farne mangimi zootecnici o biogas: nulla di nulla, solo portarlo in discarica o all’inceneritore.

Il granchio blu è un invasore alieno entrato accidentalmente nel Mediterraneo probabilmente attraverso le acque di stiva delle navi. L’Unione Europea, a partire dal 2014, ha adottato una normativa in base alla quale le specie aliene invasive definite “di rilevanza unionale”, cioè diffuse su gran parte del territorio Ue, non possono essere vendute e comprate, neanche per mangiarle. La “filosofia” di questo divieto si basa sul fatto che, se una specie invasiva offre occasione di sfruttamento economico, non c’è più motivo di sradicarla e la sua presenza tende anzi a consolidarsi. Sono possibili deroghe, ma la strada è stretta. La commercializzazione può avvenire esclusivamente in casi “strettamente giustificati”, con “tutti i controlli” e soprattutto solo “temporaneamente”.

Ora l’elenco di queste specie comprende 88 fra piante ed animali ma la Commissione Europea sta preparando una revisione. Dallo studio preliminare, datato 2022, si ricava che il granchio blu è fra i candidati. Infatti da tempo è presente lungo la generalità delle coste mediterranee. Quest’anno, poi, la sua diffusione ha conosciuto un autentico boom. E’ facile immaginare come potrà andare a finire: con la “rilevanza unionale” e il divieto di commercializzazione.

E dunque, prepariamoci. Verosimilmente dall’interazione fra Ue e granchio blu discenderà il fatto che fra qualche mese il crostaceo non potrà più arrivare sulle tavole. Peraltro, come Il Giornale del Po ha già segnalato, i granchi blu sono troppo numerosi perché la via gastronomica allo sterminio risulti efficace. Inoltre per pulirli e spolparli a dovere è necessario passare in cucina molto più tempo rispetto a quello normalmente dedicato alla preparazione dei pasti. A meno di non buttare il granchio blu in padella con corazza e tutto: e poi a tavola, si arrangi chi può.

E’ di conforto sapere che queste considerazioni controcorrente sul granchio blu sono state poi fondamentalmente condivise dal Gambero Rosso, una testata leader nel settore dell’enogastronomia. In più, il Gambero Rosso ha buttato giù il carico. Sostiene che la carne del granchio blu è filacciosa: il sapore è quello di un astice che non ce l’ha fatta.

L’interazione fra Ue e granchio blu e la sua presumibile “rilevanza unionale” non si tradurranno quindi in una grave perdita culinaria. Però il divieto assoluto di commercializzazione spiace lo stesso. La vendita del granchio blu ora compensa una piccola parte dei danni che l’animale causa ai pescatori. Non potranno più contare neanche su quello.