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Torino: Un flash mob per salvare il fiume Po dalla Conca Lubatti

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Il fiume Po è minacciato da una faraonica opera ingegneristica che lo cambierà per sempre. E’ la famigerata Conca Lubatti, dal nome del politico, l’Assessore Claudio Lubatti, che a tutti i costi vuole realizzare una speciale conca che permetterebbe la navigazione a motore a nord di piazza Vittorio Veneto, fino a Sassi. L’assessore Lubatti, tra l’altro, è noto per altri progetti che avranno forti impatti ambientali, come i parcheggi sotterranei di corso Marconi e della Gran Madre.

Per realizzare la Conca e il relativo canale che permetterebbe la navigabilità del fiume Po, il prezzo da pagare sarà di circa 12 milioni di euro. Non possedendo queste risorse il Comune di Torino ha quindi deciso di vendere una porzione del parco Michelotti, l’ex zoo di Torino, per realizzare anche una grande centrale idroelettrica che sfrutterebbe la diga Michelotti, che di fatto crea due zone distinte del Po: a monte il fiume è più ricco di acque, a sud a ridosso della diga invece un delicato ecosistema che permette la prosperità di uccelli e pesci.

Per contrastare queste opere dal devastante impatto ambientale è stato organizzato un flash mob questo sabato 28 marzo alle ore 10.30 ai Murazzi lato sinistro, davanti alla diga Michelotti, dall’Osservatorio del Po.

Il Flash mob vedrò la partecipazione di canoisti, canottieri (le associazioni di canottaggio hanno già espresso contrarietà al progetto), pescatori, associazioni, comitati e cittadini, che sono invitati a partecipare numerosi. Le musiche della Bandragola Orkestar (nota anche come Bandakadabra) animeranno il flash mob, per dire tutti insieme: il fiume è di tutti!

L’Osservatorio del Po non si è limitato a dire no al progetto di navigabilità: centrale idroelettrica, scivolo per canoe, e rampa di risalita per pesci possono essere realizzati, ma solo tramite attenti studi ambientali non a colpi di delibere comunali. La navigabilità a motore del fiume invece resta un progetto di difficile e, soprattutto, onerosissima esecuzione di cui nessuno sente il bisogno.

LE CRITICITÀ DEL PROGETTO

L’Osservatorio del Po ha chiesto al Comune di rinunciare a questo progetto per il suo impatto pesantissimo sull’ambiente, la sua insostenibilità economica e per mancanza di risorse, considerando inoltre che si andrebbe a devastare un tratto di fiume per potenziare un servizio che, nella parte attualmente esistente, il comune oggi non riesce a garantire, se non in misura gravemente parziale.

1. L’idea di estendere la navigabilità del Po anche verso Sassi sarebbe del tutto legittima, se non fosse realizzabile solo devastando un ampio tratto di fiume. La portata del Po non è quella dei fiumi di altre grandi città europee. Della portata attuale semipermanente di 50 metri cubi, è previsto che ne vengano prelevati, a monte della diga, 37 per la centrale (più del 70%) (poi rilasciati circa 200 mt a valle) e 12 per alimentare lo scivolo per canoe. All’alveo principale ne verrebbe lasciato solo 1 mc. Questo comporterebbe la scomparsa dello specchio d’acqua oggi visibile, prosciugandolo dalla diga per 250 mt fino all’incontro con lo scarico della centrale ed il flusso proveniente dallo scivolo.

2. Visto che a valle della diga Michelotti l’acqua ha un’altezza media annua di mezzo metro (e il pescaggio dei battelli è 1 metro), anche dopo la costruzione della Conca per far scendere i battelli, questi non potrebbero comunque navigare. Quindi nei prossimi anni dovrà essere scavato una canale artificiale dentro l’alveo in modo da farvi confluire l’acqua e avere una profondità sufficiente per navigare (probabilmente si scaverà per 2 metri in profondità, per una larghezza di 20 metri, per 4 chilometri). Realizzare questo canale costerebbe 12.000.000 €, cifra di cui oggi il comune non dispone. Il canale si farà in futuro, quando e se il comune riuscirà a trovare i fondi per costruirlo. Quindi la Conca di Navigazione e gli attracchi nuovi che verrebbero realizzati oggi (insieme alla Centrale), rimarrebbero inutilizzati per chissà quanti anni. Peraltro il canale provocherebbe l’erosione delle sponde del fiume, dovuto al rallentamento ed abbassamento della corrente, i fianchi del letto per molti periodi dell’anno rimarrebbero asciutti, danneggerebbe in modo irreparabile l’habitat e le zone di riproduzione della avifauna e dell’ittiofauna.

3. Il tratto di fiume a valle della diga Michelotti infatti presenta delle caratteristiche naturali particolarmente preziose e delicate. Poiché la diga trattiene la maggior parte dei detriti e materiali, a valle il fondo è costituito da ghiaia, la quale svolge una funzione di filtro dell’acqua e habitat prescelto da molte specie ittiche per la deposizione delle uova. Quindi il prosciugamento che verrebbe causato dal prelievo della centrale e dalla futura costruzione del canale per la navigazione, danneggerebbe gravemente la biodiversità e l’ecosistema di questo tratto.

4. La Centrale Idroelettrica, quasi totalmente interrata, ha una potenza notevole (1,5 MW) e sarebbe tre volte più grande di quella della Pellerina, quindi andrebbe ad occupare una parte consistente del Parco Michelotti, importantissimo polmone verde della città e già stretto tra il Po e corso Casale.

5. Il comune vuole realizzare un progetto devastante per il fiume, in nome dell’importanza del turismo per Torino (questo almeno è la sua argomentazione “ufficiale”…), ma il servizio turistico di navigazione fluviale già esistente è in una situazione gravissima: il percorso è fortemente limitato perché il comune, per mancanza di soldi da decenni non effettua il necessario dragaggio (addirittura per lunghi periodi dell’anno le imbarcazioni sono impossibilitate a navigare). Solitamente viaggia 1 solo battello, per la necessità di contenere i costi e per carenza di passeggeri. Nonostante il completamento dei nuovi imbarchi verso Moncalieri sia stato terminato nel 2008, il servizio non solo non arriva a Moncalieri, ma neanche agli attracchi torinesi successivi a quello del Valentino. Su 6 imbarchi, solo 2 vengono utilizzati, gli altri sono da anni abbandonati, nonostante le spese ingenti che la collettività ha dovuto affrontare per la loro realizzazione. Il comune fatica ogni anno persino ad effettuare la pulizia periodica del fiume dai tronchi e dai rifiuti.

6. L’impatto economico del progetto è pesantissimo. Infatti è vero che le opere verrebbero oggi costruite a spese della cooperativa aggiudicataria, ma i costi di manutenzione delle opere saranno completamente a carico della città e saranno elevatissimi: abbiamo calcolato che per la pulizia delle bocche di presa e scarico della centrale idroelettrica e per il dragaggio del canale, sulla città graverebbe un costo pari a circa 880.000 € all’anno, per sempre. Costi altissimi quindi, a fronte di soli 30.000 € (!) annui di canone che la città incasserebbe dal gestore della Centrale (per derivazione di acqua pubblica e concessione del diritto di superficie). Poco rilevante è anche l’introito dei biglietti: oggi è di circa 130.000 € all’anno. Ovviamente la città dovrà trovare le risorse anche per costruire il futuro canale (12.000.000 €).

L’amministrazione non può permettersi di esporre la città, che è già titolare di un debito esorbitante (3 miliardi di euro, anzi 5,5 miliardi se si considerano anche le società partecipate), a costi così pesanti, per un progetto di dubbia utilità e non sostenibile.

7. Le tre opere (Conca di Navigazione – in cemento, 45×8 metri -, lo Scivolo da gara – largo 10 metri lungo 150 metri – e la Centrale Idroelettrica – visibile solo per una piccola parte ma di dimensioni molto grosse vista la potenza prodotta – 1.5 MW), data la collocazione della traversa, sarebbero costruite proprio sotto la Gran Madre, a 50 metri dal ponte napoleonico, in un contesto di altissimo pregio architettonico e di testimonianza storica, uno dei posti più belli di Torino.