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Terramara, come è cambiato il Po negli ultimi trent’anni

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Davide Persico, docente all’Università di Parma, presenta il suo libro fresco di stampa “Terramara. Storia dei cambiamenti climatici della Pianura Padana”. Il libro prende in esame gli ultimi trent’anni. Come spiega l’articolo, in questo breve lasso di tempo anche il Po è cambiato moltissimo. Le sue acque si sono scaldate ancora più dell’aria, la portata si è ridotta e non si vedono più le piene primaverili

In mezzo al Po, di fronte all’attracco di Isola Pescaroli, è affiorata la sommità di un tronco. Compare nella foto in cima alla pagina, con sopra un cormorano. Si tratta di un albero vissuto molti anni fa, sommerso dal divagare nello spazio e nel tempo del fiume. Nascosto dalle acque fino al 2022, l’albero è riemerso in seguito alla forte siccità che ha investito la Pianura Padana. E’ diventato un punto di riferimento. Come le “pietre della fame” rinvenute in alcuni fiumi d’Europa – e di recente anche nel Rio delle Amazzoni – incise con date e simboli per ricordare lo scarso livello dell’acqua durante i periodi di siccità, anche il tronco, per gli abituali frequentatori di Isola Pescaroli, ha assunto il ruolo di indicatore delle magre eccezionali, ormai sempre più frequenti. Ci sono evidenze di un cambiamento climatico in atto e da quell’albero è nata l’idea di raccontarle in un libro. 

“Terramara” trova le proprie radici negli altri quattro libri già pubblicati e appartenenti alla stessa collana edita da Delmiglio: “Il lupo del Po” (2019), “Storie Naturali” (2020), “I fossili delle alluvioni” (2021) e “Alieni” (2022).

In tutti questi volumi naturalistici il tema climatico era accennato in maniera differente, mentre in “Terramara” è diventato il vero protagonista. Il titolo è ispirato alle Terramare, il primo esempio padano di civiltà impattante sull’ambiente, poi estinta da un drastico cambiamento del clima. Il libro è il risultato di un progetto di ricerca cui ha preso parte anche la dottoressa Sara Bottazzi con una tesi di laurea nella quale sono stati analizzati dati relativi agli acquitrini e alle barre fluviali. I risultati della ricerca sono stati inoltre integrati con informazioni e osservazioni naturalistiche raccolte dall’autore nel corso degli anni nella bassa cremonese e anche mediante una profonda ricerca bibliografica.

Gli effetti del cambiamento del clima identificabili sull’ambiente nella bassa Pianura Padana possono essere suddivisi in due gruppi. Il primo comprende quelli fisici, messi in evidenza dalla misurazione di alcuni parametri. Il secondo gruppo riguarda i parametri biologici, osservati direttamente in natura e supportati dalla raccolta di dati floro-faunistici.

I parametri presi in considerazione per valutare le ricadute climatiche sono la temperatura atmosferica a due metri dal suolo, la temperatura dell’acqua del Po, il livello idrometrico e la portata del Po, le precipitazioni totali, l’accumulo di neve fresca e l’evapotraspirazione. La raccolta dei dati relativi ai parametri fluviali è stata effettuata mediante le centraline digitali dell’Agenzia Interregionale per il Fiume Po (ARPAE e AIPO) collocate a Piacenza e Cremona. Per la temperatura atmosferica a due metri dal suolo e gli altri parametri atmosferici, la ricerca si è invece avvalsa della banca dati acquistata nel sito meteoblue.com in riferimento alla provincia di Cremona.

Il database trentennale della temperatura atmosferica di Cremona mette in evidenza una differenza di valori dal 1993 al 2022 di oltre 1°C. Si tratta di un dato importante e allarmante in quanto doppio rispetto all’incremento medio globale. Quest’ultimo infatti è pari a circa +0,5°C.  Dal confronto grafico della temperatura atmosferica è possibile identificare un incremento diversificato per le minime, le medie e le massime. Nel caso delle temperature minime la differenza (delta) di incremento è di 1,25°C in trent’anni. Risulta leggermente inferiore per le temperature massime annuali (1,13°C) e ulteriormente ridotto per le temperature medie, con un valore di 1,06°C. Il grafico è qui sotto. Cliccandolo, il grafico appare in un’altra pagina, ingrandito ed ulteriormente ingrandibile.

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Curve della temperatura atmosferica media annuale (massima, media, minima) (°C) e della temperatura media dell’acqua del Po (°C) dal 1993 al 2023

Queste discrepanze sottolineano una graduale ma consistente mitigazione dei periodi invernali e un innalzamento più contenuto, ma pur sempre importante, dei periodi più caldi dell’anno. Un simile andamento è responsabile della riduzione delle precipitazioni nevose invernali in pianura, oltre che dell’assenza di periodi di freddo intenso con temperature sotto lo zero, così salutari per gli ecosistemi.

Alle curve di temperatura è stata correlata la curva dei dati di temperatura media dell’acqua del Po. Il grafico riportato poco sopra mostra quanto tendenzialmente alte siano le temperature medie annuali dell’acqua del fiume. La linea di tendenza mostra un rapido e consistente incremento con un delta di 3,8°C, ben oltre 2 gradi superiore alla differenza trentennale dalla temperatura media atmosferica. Una discrepanza così consistente tra la temperatura dell’acqua e quella atmosferica può essere imputata a diversi fattori come, ad esempio, la tendenza alla riduzione della portata del Po (-180 metri cubi al secondo in trent’anni), il differente coefficiente termico di acqua e aria e anche l’albedo dei sedimenti del Po.

In particolare, la sabbia riflette abbastanza la radiazione solare, seppur riscaldandosi enormemente: è impossibile in luglio e agosto camminare a piedi nudi sulla sabbia bollente. Anche sedimenti limoso argillosi, carichi di sostanza organica, di colore scuro, immagazzinano tutto il calore del sole, riscaldando l’acqua soprastante. In aggiunta, la decomposizione della sostanza organica vegetale accumulata in grandi quantità sul fondo determina un riscaldamento, oltre che anossia. È interessante notare come, dopo il 2000, le medie annuali di temperatura dell’acqua non siano mai più scese al di sotto di 14°C. 

In generale, il “comportamento” del Po in Pianura Padana durante l’anno è caratterizzato da quattro fasi stagionali, due di magra e due di piena. Dai grafici riportati in “Terramara” si può vedere come questa tendenza naturale si sia registrata almeno fino al 2010, per poi evolvere rapidamente con una riduzione progressiva delle piene primaverili che ha lasciato spazio, dal 2014, a un maggior numero di periodi di magra e alle sole piene autunnali. L’ultima piena primaverile degna di nota è infatti da far risalire al 2013. Lo mostra il grafico qui sotto. Anche il questo caso, cliccandolo, il grafico appare in una nuova pagina, ingrandito e ulteriormente ingrandibile.

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Variazione idrometrica del Po dal 1° gennaio 2000 al 31 maggio 2022. Sono evidenziati, con numeri progressivi e differenti colori, gli eventi di piena e di magra stagionali. Dati rilevati all’idrometro AIPO di Cremona.

Dal 2013 il Po non ha mai più esondato in primavera, determinando una perdita consistente di biodiversità ambientale (lanche, bodri e canali irrigui prosciugati), oltre che, naturalmente, di biodiversità faunistica, con una drastica diminuzione del numero di esemplari, ma anche del numero di specie che normalmente vivono in questi habitat.