
Nel mese di febbraio 2018 il fotografo Sohei Nishino (Hyogo,1982) vinse il prestigioso concorso “Mast Foundation for Photography Grant on Industry and Work” (ex-aequo con Sarah Cwynar) con il suo progetto ‘Il Po’: una mappa diorama, composta da otto grandi opere, che furono esposte al MAST di Bologna www.mast.org fino al 1′ maggio di quell’anno.
Riproponiamo di seguito due testi scritti in occasione della mostra, che restituiscono tutta la particolarità del lavoro del fotografo giapponese.

Chi osservi per la prima volta le opere di Sohei Nishino rimarrà impressionato dalla loro imponenza. Le sue fotografie hanno uno sguardo panoramico sul mondo, ma sono capaci anche di concentrare i ricordi e il tempo.
Come tema di questo progetto, Nishino ha scelto l’acqua. Attraverso le sue percezioni e osservazioni, questo costruttore di “mappe dioramiche” ha individuato nell’elemento acqua il fulcro del mondo e il fiume Po come sua destinazione. L’artista ha scelto di confondersi tra le persone per prestare orecchio alle loro voci e scattar loro delle fotografie.
Poi ha sviluppato manualmente centinaia di rullini e li ha fissati su provini a contatto.
Con molta cura ha tagliato e smontato uno per uno i provini sviluppati. In seguito ha incollato ciascun pezzo su una tela gigantesca. Ha ripetuto questa semplice operazione con estrema pazienza, tenendo sempre a mente l’immagine panoramica complessiva dell’opera finale.
La memoria del luogo e la vita delle persone messi insieme brillano sullo sfondo della storia e della società, sono raccolti e inseriti in un paesaggio e in un tempo deformato, per poi risorgere nell’immagine panoramica integrale.
Il Po, descritto in quest’opera a metà strada tra mappa e diorama, serpeggia come se fosse vivo. Sembra quasi un dragone, animale mitologico che corre nel tempo e sale nel cielo per proteggere l’uomo.
(tratto dal testo critico di Michiko Kasahara) www.ilgiornaledellarchitettura.com
Il fotografo giapponese, avendo scelto l’acqua come tema di progetto, visita città in giro per il mondo, ne fissa con cura immagini da un preciso punto di vista per poi ricomporle in un’opera dall’iconografia quasi settecentesca, come in una veduta, lontana da ogni realismo. Nel 2012, al festival Images di Vevey, in Svizzera, ad esempio, la sua mappa diorama raffigurante la città di Berna era esposta en plein air nella Place Scanavin e si poteva ammirare salendo sulla piattaforma progettata per poterla guardare “a volo d’uccello” ma anche camminarci sopra, cogliendo, di quell’opera-istallazione, l’aspetto ludico e meraviglioso dell’inaspettato all’interno di un normale spazio pubblico.
A Bologna, premiato al «Mast Foundation for Photography Grant on Industry and Work», il lavoro di Nishino ci pone di fronte alla mappa non di una città ma dell’intera Pianura Padana con al centro il grande fiume, il Po, che da elemento, ahimè, marginale, diventa protagonista e quasi si anima. Un dragone mitologico, come ci suggerisce Michiko Kasahara nel catalogo della mostra.
Nishino scrive: «Il Po, il fiume più lungo d’Italia, nasce sulle Alpi e scorre nella Pianura Padana attraversando il Piemonte [nda], la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Veneto per sfociare nel Mar Adriatico. È lungo 652 km e conta 141 affluenti. Quasi un terzo della popolazione italiana vive nel bacino del fiume, un territorio fra i più ricchi d’Europa. Il fiume […] ha sempre svolto un ruolo importante non solo dal punto di vista culturale ma anche sul piano economico. Il bacino e le attività a esso legate sostengono l’economia dell’intero paese contribuendo per il 40% al suo PIL, con il 55% di allevamento e il 35% di produzione agricola. Ho cominciato questo progetto su una montagna chiamata Monviso, alla sorgente del fiume, e l’ho concluso alla foce, sul Mare Adriatico. Ho fotografato per 45 giorni, durante i quali ho visitato città e molti paesi che sorgono nel bacino del fiume, distretti industriali e aree rurali, incontrando le persone la cui vita è profondamente segnata dalla storia e dalla presenza del Po».
Di fronte alla sua mappa diorama, composta da otto grandi opere, e alla selezione di particolari presentati in sequenze, dittici e scatti singoli, il fiume appare come condizione fondamentale per l’esistenza. È un’interpretazione potente, necessaria in questo momento storico. Perché finalmente ci siamo accorti che il fiume Po è stato trascurato, perché abbiamo dimenticato che la valle del Po è portatrice di bellezza e non soltanto luogo di flussi, produzione e inquinamento. Ma deve essere salvata.
L’opera del fotografo giapponese ci consegna, dunque, una visione di cui necessitiamo per poter ricucire quella bellezza. Il suo lavoro ci dimostra come uno sguardo altro possa rendere visibile quello che a noi è diventato invisibile. Il rimando è immediato al progetto di ciclovia VenTo da Venezia a Torino, che fra pochi anni ci consentirà di fare lentamente e con più semplicità e consapevolezza il viaggio di scoperta che Nishino ha compiuto nell’estate scorsa e che, se sapremo essere visionari, ci regalerà “migliaia di forme in cui la bellezza si mostra lungo il Po” (Paolo Pileri, Alessandro Giacomel, Diana Giudici, Vento. La rivoluzione leggera a colpi di pedale e paesaggio, Corraini Edizioni, 2015, p. 31).
(tratto da un testo di Elena Franco 07-02-2018) vedi anche www.mast.org





















