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Con il sindaco di don Camillo è morto un testimone dell’Italia in bianco e nero

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sindaco di don camillo

Con il sindaco di don Camillo se n’è andato un testimone dell’Italia in bianco e nero. E’ morto giovedì scorso all’età di 102 anni Afro Bettati, che fu primo cittadino di Brescello quando, dal 1951 al 1965, nel paese sulla riva del Po si girarono i cinque immortali film di don Camillo e Peppone: il parroco e il sindaco comunista, interpretati da Fernandel e Gino Cervi, tutti e due sanguigni come la gente della Bassa.

L’Italia in bianco e nero del sindaco Afro Bettati, di don Camillo e di Peppone non è svanita solo perché i film si fanno da un pezzo a colori. Infatti non esistono più neanche la Democrazia Cristiana cara a don Camillo e  il Partito Comunista nel quale militava il compagno Giuseppe Bottazzi, detto per la sua mole Peppone.

Erano cane e gatto in perpetua zuffa, don Camillo e Peppone. Eppure quei due personaggi usciti dalla penna di Giovannino Guareschi si stimavano e all’occorrenza fra loro scattava la complicità. Al momento del bisogno, si aiutavano come si fa fra veri amici, pur mantenendo anche in questi casi un atteggiamento ruvido e brusco.

L’Italia attuale sembra incarognita rispetto alla loro Italia in bianco e nero. Dov’è finita la capacità di essere cane e gatto con reciproca stima e senza mai arrivare alla cattiveria e all’insulto. Cosa resta della possibilità di intendersi e di costruire ponti fra sponde opposte come facevano don Camillo e Peppone.

Chissà se il più che centenario Afro Bettati, ex sindaco di Brescello, si sentiva un pesce fuor d’acqua, nell’Italia di questi ultimi tempi. Classe 1920, socialista, ha superato il secolo in condizioni fisiche e mentali da metterci la firma. Lo dimostra un breve video del 2020, girato nella bottega del calzolaio di Brescello.

Bettati è stato primo cittadino fino al 1970, ma di lui si ricordano soprattutto gli anni di don Camillo e Peppone. Infatti la fama di del paese – e anche un po’ la fortuna dei suoi abitanti – poggia su quelle cinque pellicole con Fernandel e Gino Cervi. Da allora in poi, la Brescello dei film e la Brescello reale si sono, per così dire, perfettamente fuse. Il sindaco Bettati, con un celebre manifesto, nel 1951 invitò ad accogliere la troupe cinematografica nel migliore dei modi. E’ stato dunque uno dei protagonisti di quella fusione.

A Brescello, sono intitolati a Peppone e don Camillo perfino il motoclub e l’associazione che si prende cura dei gatti randagi. Il paese ospita le statue di Peppone e don Camillo, due musei dedicati a loro (ce n’è anche un terzo, il museo archeologico) e si svolgono visite guidate ai luoghi del film. In strada ci sono la copia del carro armato utilizzato nel film “Don Camillo e l’onorevole Peppone” e la campana Sputnik di “Don Camillo monsignore ma non troppo”. La chiesa di Brescello conserva il grande crocifisso che nei film parlava a don Camillo. Eppure la statua è nata a Cinecittà come oggetto di scena.

Alla vigilia delle riprese, il manifesto che il sindaco Bettati ha fatto affiggere ha aperto la strada alla compenetrazione fra la Brescello dei film di don Camillo e la Brescello reale. Il manifesto srotolava un metaforico tappeto rosso davanti ai tecnici e agli attori in arrivo. Diceva fra l’altro: “Facciamo appello al senso di cortesia e di buona volontà” affinché a tutti sia riservata “la migliore accoglienza ed ogni possibile collaborazione”. E così è stato.

In quell’Italia ancora in bianco e nero, l’arrivo a Brescello del set cinematografico fu un fatto epocale, ancor più di quando ad Arena Po si girò “Italia piccola”. Si parlava solo il dialetto, allora, e c’erano persone che non avevano mai visto il mare. Mezzo paese faceva la fila davanti all’ufficio che reclutava le comparse: si guadagnavano mille lire al giorno, e 1.500  se le scene venivano girate di notte. Qualcuno affittava le stanze al personale. Altri offrivano il capanno o l’orto per custodire le attrezzature.

Per Brescello, i cinque film di don Camillo furono così un ulteriore, piccolo miracolo economico all’interno del grande miracolo economico che caratterizzò quegli anni. E il miracolo, per Brescello, dura ancora attraverso il turismo e i gadget che ruotano attorno ai cinque film immortali.

Chissà come sarebbero andate le cose per Brescello se il sindaco Bettati non avesse sollecitato “ogni possibile collaborazione”. Vogliamo ricordarlo con le parole e le immagini che il Comune gli dedicò nell’ottobre del 2020, quando compì un secolo di vita.

Foto di copertina