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Rinaturazione del Po, è pronta la versione rivista e ristretta

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E’ pronta la versione rivista e rimpicciolita dei primi cinque interventi relativi alla rinaturazione del Po. Agricoltori e pioppicoltori hanno vinto. L’estensione delle aree oggetto dell’operazione si è infatti ridotta affinché non vi siano più compresi coltivi e pioppeti, salvo eccezioni molto modeste e tecnicamente inevitabili. In particolare, tre dei cinque interventi si sono ristretti come maglioni di lana lavati in lavatrice insieme alle lenzuola. Ma che rinaturazione è, se evita di toccare i territori dove sono in corso le attività umane?

Riassunto delle puntate precedenti. La rinaturazione di alcuni tratti del Po fa parte del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza varato nel 2020, e ha un finanziamento pari a 357 milioni. Si tratta in sostanza di ridurre l’artificialità dell’alveo, eliminare la vegetazione alloctona invasiva, rimboschire con alberi delle specie spontanee locali e consentire il ritorno delle lanche (gli acquitrini naturali) in un imprecisato numero di aree lungo il corso del fiume. Il punto fermo è che queste aree devono estendersi complessivamente su 37 chilometri. Il Po misura 652 chilometri. Il progetto iniziale ora in corso di revisione prevedeva interventi su terreni con una superficie totale pari a meno di 2 mila ettari, in parte coltivati. Si trattava di rimboschimenti su 1.069 ettari e di riapertura delle lanche su altri 684 ettari.

Come tutto il Pnrr, la rinaturazione deve rispettare una ferrea tabella di marcia: i primi 13 chilometri vanno completati entro il 2024; il resto, entro il 2026. Il progetto coinvolge l’Autorità di Bacino del Po e le Regioni che si affacciano lungo il fiume. L’attuazione è demandata all’Aipo, l’Agenzia Interregionale per il fiume Po.

Per i 13 chilometri del 2024 si sono scelte durante l’estate scorsa cinque aree attorno ai comuni di Morano Po, Bassignana (tutti e due in provincia di Alessandria), Motta Baluffi (Parma), Brescello (Reggio Emilia), Viadana (Cremona). Ma gli agricoltori e i pioppicoltori sono insorti contro la rinaturazione. Con loro si è schierata la Regione Lombardia.

In ottobre, il ministero dell’Ambiente ha fatto proprie le rimostranze di agricoltori e pioppicoltori e ha stabilito di limitare i primi cantieri per la rinaturazione del Po ad aree “che non hanno mostrato criticità”. Donde le modifiche ormai arrivate in porto.

I progetti rivisti relativi alle prime cinque aree non sono ancora pubblici e perfezionati dal punto di vista burocratico. Però “è stata raggiunta l’intesa con il ministero, le Regioni e le associazioni di categoria”, annuncia Gianluca Zanichelli, direttore dell’Aipo, l’Agenzia Interregionale per il fiume Po incaricata di attuare la rinaturazione. Aggiunge: “Entro gennaio contiamo di fare gli appalti”.

In che cosa consiste questa intesa, ingegner Zanichelli? “Abbiamo rielaborato i cinque interventi preservando le zone vocate all’agricoltura e alla pioppicoltura”. In Piemonte, cioè nelle due aree attorno a Morano Po e a Bassignana, la revisione ha comportato “modifiche contenute. Modifiche invece più consistenti nelle altre tre aree, quelle fra Lombardia ed Emilia”, spiega Zanichelli. Si tratta di “centinaia di ettari” – parole sue – lasciati fuori dalla rinaturazione.

Riprende il direttore di Aipo: “Abbiamo approfondito il tema con i pioppicoltori. I pioppeti assorbono le emissioni quasi quanto i boschi”. Però i pioppeti sono monocolture, dunque ambienti innaturali ed incompatibili con l’esistenza della piccola fauna. Inoltre vengono trattati con i pesticidi. Ribatte Zanichelli: “Si possono usare cloni di pioppo che quasi non necessitano di pesticidi ed inserire fra i pioppi alberi appartenenti alle specie locali”. Vale la pena di sottolineare che il “si possono” di Zanichelli non equivale a un “si devono”.

Come spiega Zanichelli, il principio di salvaguardare i coltivi e i pioppeti guiderà anche il secondo lotto della rinaturazione del Po, cioè gli altri 23 chilometri da ultimare entro il 2026. Ma se non si toccano campi e pioppeti, cosa resta dei mille ettari inizialmente previsti per il rimboschimento dal progetto complessivo? Cosa resta dei quasi 700 ettari in cui si preventivava il ripristino delle lanche? “Gli obiettivi della rinaturazione non cambiano. I chilometri oggetto dell’intervento e i fondi sono sempre i medesimi”, risponde il direttore di Aipo. Concretamente? “I luoghi in cui intervenire non mancano certo. Restano tutti gli incolti, ad esempio”. Traduzione: la rinaturazione riguarderà i luoghi in cui già ora la natura fa il suo corso.

A suo tempo, era stata individuata una rosa con una cinquantina di aree candidate alla rinaturazione. Fra queste sono state individuate le cinque del primo lotto ed altre dovranno essere scelte per il secondo lotto, ma la decisione non è ancora stata presa: “Ne stiamo discutendo”, afferma Zanichelli. Annuncia però che la rosa si sta riducendo: “Ci siamo accorti che in alcune aree gli interventi di rinaturazione farebbero aumentare la velocità della corrente innescando l’erosione degli argini. Ovviamente non deve accadere”.

Niente nomi, per ora, delle aree cassate e di quelle confermate come papabili. Però una cosa è certa. Nella rinaturazione del Po, è passata la linea di coloro che non vogliono lasciare alla natura neanche le briciole.

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