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La rinaturazione del Po e lo scandalo dei pioppeti

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Sta partendo l’ultimo treno sul quale la rinaturazione del Po può salire. Se lo perde – se cioè gli appalti per il primo lotto non vengono banditi entro una decina di giorni – non si potrà realizzare nemmeno la versione rivista e ristretta. E’ stata redatta perché i pioppicoltori e quanti non vogliono lasciare alla natura neanche le briciole si sono duramente opposti l’estate scorsa al progetto originario e ne hanno ottenuto il rifacimento.

Buona parte dei pioppeti che i coltivatori non hanno voluto cedere alla rinaturazione si trova su terreni demaniali, cioè pubblici, presi in affitto per un decimo del loro valore o anche meno. Cifre dettagliate più avanti. Ma andiamo con ordine.

La rinaturazione del Po riguarda 37 dei 652 chilometri lungo i quali si snoda il fiume. Il primo lotto – quello del quale ora si parla – è relativo a  cinque aree distribuite lungo 13 chilometri di sponde. Si trovano in Piemonte, Lombardia ed Emilia. Si tratta di ridurre l’artificialità dell’alveo, eliminare la vegetazione alloctona invasiva, rimboschire con alberi delle specie spontanee locali e consentire il ritorno di lanche e zone umide, che stanno asciugandosi anche quando non c’è siccità.

La tabella di marcia della rinaturazione è rigida e inderogabile. Discende infatti dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza varato nel 2020. Il primo lotto, che i burocrati chiamano stralcio prioritario, è da ultimare entro il dicembre 2024. Se si taglia questo traguardo, ci sarà tempo fino al giugno 2026 per completare il secondo ed ultimo lotto. In caso contrario, salta tutto.

“Speriamo di bandire gli appalti relativi al primo lotto entro la metà di aprile. Altrimenti davvero…”, sospira dall’Aipo Mirella Vergnani, l’ingegnere idraulico che si occupa della rinaturazione. Riprende Vergnani: “Stiamo continuando a lavorare alla rinaturazione del Po, ora il progetto esecutivo del primo lotto è in fase di verifica presso una società esterna, come prescrive il codice appalti. La verifica sta per concludersi. Effettuando gli appalti a metà aprile, i lavori possono iniziare entro l’estate ed essere ultimati in dicembre. Ogni ulteriore ritardo renderebbe impossibile rispettare la scadenza di fine anno. Per quanto mi riguarda, sono tranquilla: non solo ho fatto di tutto per far partire la rinaturazione, ma ho fatto anche di più. Il  suo impatto sulla pioppicoltura, poi, è infimo”.

Mirella Vergnani snocciola le cifre: “Il primo lotto, quello che ora dovrebbe andare in appalto, impatta sullo 0,02% della pioppicoltura italiana. Se con il secondo lotto riusciremo a completare tutto ciò che è teoricamente possibile fare, l’impatto ricadrà sul 3,5% della pioppicoltura nazionale. E’ invece verosimile che raggiunga al massimo l’1,5%”.

L’ingegnere sottolinea che “Per non perdere tempo, stiamo già preparando i progetti del secondo lotto”. Però non sono ancora noti i luoghi prescelti. Gli accordi tessuti con i pioppicoltori per effettuare il primo lotto almeno nella versione rivista e ristretta prevedono che anche per il secondo lotto vengano risparmiati i coltivi.

Che rinaturazione del Po è, se non riguarda i territori dove sono in corso le attività umane? Intanto i pioppicoltori stanno levando un nuovo grido di dolore. Si sono resi conto che la minore artificialità dell’alveo favorirà allagamenti più frequenti nei pioppeti. E per questo si lamentano.

“Li avevo avvertiti che sarebbe accaduto”, fa presente Mirella Vergnani. Ancora: “L’ho scritto in tutti i documenti ufficiali. Proprio per questo la versione iniziale della rinaturazione del Po prevedeva che essa riguardasse la cosiddetta area di mobilità del fiume, cioè quella che il Po potrà allagare in caso di piena ordinaria. Non l’hanno accettato perché hanno voluto continuare a coltivarla. Vorrà dire che sopporteranno gli allagamenti. Visto il poco che pagano per le concessioni demaniali, credo proprio che possano anche farlo”.

Concessioni demaniali per coltivare pioppi assegnate a un decimo del loro valore

Già, ma quanto si paga per coltivare pioppi sui terreni demaniali situati lungo il Po? Si tratta di aree di proprietà pubblica gestite dalle Regioni: il cosiddetto demanio fluviale. I canoni sono una giungla; li accomuna il fatto di essere molto, molto bassi. Sono grossomodo compresi fra i 180 e i 750 euro all’anno per ettaro: ma l’ultima cifra viene toccata solo in qualche raro caso. I 400 euro rappresentano già un canone insolitamente alto.

L’affitto dei terreni agrari è almeno cinque, dieci volte più elevato della spesa necessaria per coltivare pioppi su terreni pubblici lungo il Po: in molti casi la differenza è ancora maggiore. Lo si deduce da un’indagine effettuata un anno fa: la media nazionale degli affitti agrari è sui 2.500-3.500 euro all’anno per ettaro. Ovviamente l’ammontare cambia in base alla zona. La Pianura Padana è fertile e appetibile: facile indovinare che le cifre reali da mettere a confronto con quelle dei pioppeti siano ben più alte.

I canoni relativi alla concessione dei terreni demaniali lungo il Po variano in base alla regione e spesso anche in base al comune. Il Piemonte rimanda innanzitutto ad una tabella con i criteri di calcolo. Salvo casi particolari, il canone annuo per i pioppeti è pari ad un ottantesimo del valore del terreno stabilito da un’altra tabella, quella della Commissione provinciale espropri.

Questa seconda tabella presenta cifre diverse a seconda delle province e dei comuni. A Torino un ettaro di pioppeto è valutato fra i 23 e i 58 mila euro circa, in base al luogo e dell’età delle piante. Significa che il canone annuo della concessione è compreso più o  meno fra 290 e 725 euro. L’ultima cifra è così elevata da risultare addirittura fuori scala rispetto al resto della panoramica generale sulle concessioni.

Infatti sempre in Piemonte, ma in provincia di Alessandria, il valore di esproprio di un ettaro di pioppeto è compreso fra 18 e 25 mila euro circa. Ovvero, canoni annuali oscillanti grossomodo fra 225 e 312 euro all’ettaro. Vercelli non ha la tabella espropri on line. Si può cercare un suggerimento attraverso il valore dei terreni agricoli calcolato dall’Agenzia delle Entrate in base alle indennità di esproprio. I dati più recenti sono del 2018: per i pioppeti si oscilla sui 13-16 mila euro all’ettaro. In questo caso, il canone annuo sarebbe di 160-200 euro. A Cuneo – l’altra provincia bagnata dal Po – il valore dei pioppeti non compare nella tabella espropri.

In Lombardia, le “concessioni di polizia idraulica” per i pioppeti costano 181 euro per ettaro all’anno, come stabiliscono una delibera e relativo allegato. Casomai ci si scordasse di pagare, si può saldare il conto in 120 comode rate. L’Emilia Romagna rimanda ad una legge regionale del 2004 e relativi aggiornamenti. Stabilisce che il canone per i pioppeti varia fra  180 e 480 euro annui ad ettaro, a seconda del valore dei terreni in zona: non si specifica in dettaglio come esso viene determinato.

Infine il Veneto. Una legge regionale, anche in questo caso del 2004, dice in sostanza che il canone annuo all’ettaro è pari all’1% del valore di esproprio. A Rovigo, la provincia che confina con il Po, il servizio espropri non pubblica i valori mentre all’Agenzia delle Entrate le cifre sono ferme al 2019. Un ettaro di pioppeto è valutato sui 30 mila euro, con  lievi oscillazioni a seconda delle zone. In questo caso la concessione costerebbe 300 euro all’anno per ettaro.

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