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Referendum anti trivelle del 17 aprile. Le nostre coste si ammalano ma il PD invita a disertare le urne

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di Andrea Dal Cero – Foto di Luca di Zatteroni

E’ vero, con il quesito referendario del prossimo 17 aprile non si riesce a risanare la salute del nostro mare né a risolvere una volta per tutte la questione dello sfruttamento delle risorse non rinnovabili del pianeta.

Con questo referendum si chiede semplicemente agli italiani di cancellare l’articolo del codice dell’ambiente che permette le trivellazioni fino a quando il giacimento è in vita. Il quesito riguarda solo le operazioni già in atto entro le 12 miglia marine dalla costa, non quelle sulla terraferma oppure in mare a una distanza superiore. Il decreto legislativo 152 prevede già il divieto di avviare nuove attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi entro le 12 miglia, per cui il referendum agisce solo su quelle già in essere.

Però questa consultazione è già importante di per sé e lo dimostra il fatto che la data del referendum non è stata, inconcepibilmente, accorpata a quella della prossima tornata elettorale per le amministrative. E se qualcuno vuole rendere sempre più difficile il successo del fronte antitrivelle in mare, vuol dire che qualcun altro guadagnerà di certo dal fallimento dell’esperimento referendario. E non sarà la gente comune. E non sarà il territorio. E non sarà la salute di tutti noi.

E’ di oggi la notizia che il Partito Democratico ha deciso di schierarsi a favore dell’astensione nel referendum contro le trivelle, nonostante sette delle nove regioni che l’anno promosso siano amministrate proprio dal PD.

C’è stato un altro, qualche anno fa, che incitò gli italiani ad andare al mare invece che ai seggi perchè tanto anche quella consultazione non serviva a nulla. E non gli andò a finire tanto bene.