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Aprono i cantieri, diventa realtà la ciclovia VenTo di 700 chilometri lungo il Po

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ciclovia vento aprono i cantieri per renderla interamente percorribile entro il 2026

Sono aperti in Lombardia i primi cantieri incaricati di realizzare per davvero entro il 2026 l’intera ciclovia VenTo, o ciclovia del Po. Ora, più che esistere nei fatti, la ciclovia è disegnata sulle carte e chi prova ad avventurarvisi deve affrontare  un percorso di guerra. La scadenza del 2026 è tassativa. Prenderà così finalmente corpo la ciclabile turistica di oltre 700 chilometri, la più lunga d’Italia, che si snoda lungo il Po da Venezia a Torino: di qui l’acronimo VenTo.

Fondamentalmente VenTo ricalca la parte italiana di Eurovelo 8, l’itinerario cicloturistico internazionale dalla Spagna alla Grecia. Il tracciato è qui sotto, in rosso, insieme agli altri itinerari turistici dell’Italia settentrionale che sono percorribili a piedi o in bici. Cliccandoci sopra, l’immagine si apre ingrandita in una nuova pagina, dove è ulteriormente ingrandibile.

ciclovia vento il tracciato da venezia a torino

La ciclovia VenTo è basata sulle strade che corrono sugli argini maestri del Po. Alcuni spezzoni costituiscono già ora piste ciclabili con tutti i crismi; anche negli altri, salvo episodiche eccezioni, il traffico motorizzato è assente o tutt’al più scarsissimo. Però si incontrano numerosi tratti dissestati o impraticabili ed esistono notevoli quantità di altre interruzioni. Ad esempio, manca una parte dei ponti per superare i corsi d’acqua che si immettono nel Po. Mancano anche i cartelli che segnalano in anticipo questi ed altri ostacoli. Risultato: un percorso di guerra, appunto.

Per rimediare, ora si realizzano tutte le parti mancanti di VenTo, compresi ponti e simili. I finanziamenti discendono dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza varato nel 2020, al quale è legata anche la rinaturazione del Po.

Il completamento di VenTo e la rinaturazione hanno due caratteristiche in comune. Prima caratteristica: la tabella di marcia è rigidissima; ogni cosa deve essere ultimata entro il 2026. La seconda: il responsabile dell’attuazione è l’Aipo, l’Agenzia Interregionale per il fiume Po. O meglio, nel caso di VenTo l’Aipo è il responsabile prevalente: si occupa infatti del 68% della ciclovia, per una spesa di 114 milioni di euro. Il resto dovrebbe essere curato dalle Regioni, come il tratto veneto, o da Regioni e Comuni, come nel caso della “bretella” che unisce la ciclovia a Milano.

Gli appalti per rendere VenTo una vera ciclovia sono divisi in lotti e i cantieri sono frammentati. Frammentati anche i tempi di esecuzione e le eventuali chiusure di tratti ciclabili già esistenti. Impossibile avere una sorta di tabella di marcia utile per pianificare le escursioni.

Oltre che su concetti ovvi come la sicurezza, gli standard di legge per le ciclabili ed il comfort dei ciclisti, la “filosofia” che presiede al completamento della ciclovia seguito da Aipo ruota soprattutto sui principi di “uniformità ed intermodalità”, come riassume dall’Agenzia Po l’ingegner Marco Gardella, che si occupa di VenTo insieme alla collega Mirella Vergani. Intermodalità significa collegare la ciclovia a stazioni ferroviarie e porti sul Po, così che i turisti, se lo desiderano, possano facilmente passare dalla bici al treno o ad una delle imbarcazioni che fanno servizio sul fiume. L’uniformità, invece, si riferisce all’aspetto complessivo: cartellonistica, ampiezza (viene portata ovunque a 3,5 metri), fondo stradale. Si sono scelti il conglomerato bituminoso ed un brecciolino “analogo a quello dei campi da tennis”. Quest’ultimo è riservato ai tratti della ciclovia che corrono nelle aree protette. “In ogni caso il percorso è comodo e la pedalata agevole”, assicura Gardella.

Gli unici veicoli ammessi sulle strade che sormontano l’argine maestro del Po e che ora diventano ciclovia VenTo continueranno ad essere le auto di servizio Aipo, che ogni tanto devono pur passare per effettuare controlli e manutenzioni degli argini stessi. “E poi in qualche sporadico caso le strade d’argine conducono ad abitazioni private. Lì non possiamo certo vietare il passaggio alle auto: ma il traffico ed il disturbo saranno minimi”, considera Gardella.

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