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Scarichi fuori norma di Pfas arrivano nel Po, fermata l’ex Solvay

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pfas nella bormida

Scarichi fuori norma dei temibili Pfas nella Bormida e di lì nel Tanaro e poi nel Po, che da questo punto di vista è il fiume più contaminato d’Europa. I Pfas fanno parte dei cosiddetti inquinanti eterni. Anche in quantità ultra minime causano vari rischi alla salute. Alcuni sono cancerogeni certi. Per gli scarichi fuori  norma di Pfas, la Provincia di Alessandria ha ordinato uno stop di 30 giorni allo stabilimento chimico ex Solvay (ora Syensq) di Spinetta Marengo, frazione della stessa Alessandria. Ha inoltre inviato due diffide intimando il rispetto dei limiti di legge.

Non è certo frequente che le autorità fermino un’attività produttiva per problemi di inquinamento. Questo dà la misura della gravità della situazione anche se le concentrazioni di Pfas negli scarichi sono misurate in frazioni di microgrammo, che a sua volta corrisponde a un milionesimo di grammo.

I Pfas, o sostanze perfluoroalchiliche, sono la grande famiglia chimica alla quale appartiene il cC604, il composto per il quale l’ex Solvay è finita nei guai. Hanno infiniti e svariati impieghi, fra i quali il più noto è per le padelle antiaderenti. Non si degradano in tempi compatibili con l’arco della vita umana. Permangono e si accumulano nell’ambiente e negli organismi viventi.

Le emissioni di Pfas nell’ambiente non sono normate a livello nazionale. Esistono però limiti dettati da una legge regionale del Piemonte (articolo 74 e allegato A) e dall’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale che regola l’attività dell’azienda. L’Aia dell’ex Solvay è scaricabile dal sito della Provincia di Alessandria. Il documento principale è datato 2010. La durata di un’Aia è pari a 10 anni. L’ex Solvay ha presentato da tempo domanda di rinnovo, ma sul sito della Provincia l’ultimo aggiornamento della pratica risale al gennaio 2022. In attesa dell’approvazione di una nuova Aia, rimane in vigore il documento del 2010.

Gli scarichi dell’ex Solvay – anche quando sono a norma – portano i Pfas nella Bormida che li riversa nel Po. L’acqua del Po assicura l’irrigazione ai campi della Pianura Padana. “Non ho mai sentito che la presenza dei Pfas venga monitorata nei raccolti”, rileva preoccupato Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace. Da tempo Greenpeace sottolinea la gravità e la pericolosità della contaminazione da Pfas in Italia, soprattutto (ma non solo) attorno al Po, e si batte affinché questi composti vengano vietati.

Lo stop di 30 giorni all’ex Solvay segue due accertamenti dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Il primo è avvenuto il 19  aprile (scarichi regolari ma nei pozzetti interni valori più elevati di alcuni Pfas fra cui il Pfoa, cancerogeno certo); il secondo porta la data del 17 maggio. In quest’ultima occasione, scrive l’Arpa, si sono riscontrate all’interno dello stabilimento e nel punto di scarico “alcune non conformità relative al parametro cC6O4 rispetto al limite stabilito dall’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale)”. Non vengono fornite ulteriori precisazioni. Sono però partite le diffide e lo stop di 30 giorni.

Il cC6O4 è un Pfas di ultima generazione. Viene impiegato per sostituire il Pfoa, la cui produzione è vietata dal 2020. E’ ammesso solo l’uso del Pfoa per produrre altre sostanze, ma in quantità misurabili in parti per miliardo. Eppure l’Arpa ne ha trovato tracce ben più significative nei pozzetti dell’azienda. “Ritengo inverosimile una violazione plateale dei divieti. Piuttosto, credo che la presenza del Pfoa sia il segno di una vecchia contaminazione diffusa, grave e perdurante”, considera Giuseppe Ungherese di Greenpeace.

E il cC6O4, il sostituto recente del Pfoa del quale si sono trovate concentrazioni fuori norma? E’ cancerogeno anche lui? “Non si sa”, risponde Ungherese. Riprende: “E’ verosimile che molecole simili abbiano caratteristiche simili. Però ci vogliono anni perché la ricerca scientifica provi la cancerogenità o il suo opposto”. Intanto il cC6O4 è in commercio e negli scarichi, fuorilegge e non, dell’ex Solvay. Insieme agli altri Pfas nella Bormida si mescola al Po, le cui acque sono impiegate per irrigare i campi, accumulandosi nell’ambiente e negli organismi viventi.