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Ortazzo e Ortazzino, è salva la parte più bella del Parco del Delta del Po

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ortazzo e ortazzino

Sono salvi Ortazzo e Ortazzino, il frammento più bello e più selvaggio del Parco del Delta del Po. Su questa zona incombevano i fantasmi del cemento e di un colosso dell’ortofrutta. Il Parco li ha allontanati attraverso la deliberazione datata 22 aprile e pubblicata lo scorso martedì 7 maggio. Stabilisce in sostanza che Ortazzo e Ortazzino non possono essere teatro di attività umane: neppure di quelle agricole. Finora queste ultime erano consentite nella cosiddetta zona C, che comprende la maggior parte dell’area. Invece ora è permesso solo dello sfalcio dei prati perenni già esistenti. La deliberazione inoltre inserisce nella zona A, dove per preservare la natura sono addirittura vietate le visite, anche quella che è sempre stata la zona B, “di salvaguardia generale”.

L’Ortazzo e Ortazzino sono nel territorio comunale di Ravenna. Si trovano in prossimità della foce del torrente Bevano. Insieme a quest’ultima, costituiscono l’unico lembo non cementificato della costa adriatica tra Trieste e la Puglia. Si tratta di circa 500 ettari nei quali esistono solo stagni, canneti, dune e litorali. Negli Anni 60 era prevista la lottizzazione dell’area, poi cancellata attraverso una battaglia giudiziaria. Nell’estate 2023 la sezione di Ravenna di Italia Nostra ha scoperto che la società immobiliare  rimasta proprietaria dell’Ortazzo e Ortazzino li aveva ceduti ad un colosso immobiliare lussemburghese. Pochi mesi dopo il colosso lussemburghese ha firmato il compromesso per cederli a sua volta, a prezzo maggiorato, ad un colosso italiano dell’ortofrutta.

Il Parco del Delta del Po dapprima ha affermato di avere invano chiesto a tutti gli enti locali il denaro per esercitare il diritto di prelazione. Poi ha incaricato un legale di verificare la regolarità della vendita lussemburghese, nell’ottica di riscattare le sole zone A  e B. Non la zona C: quella dove l’agricoltura sarebbe stata permessa. Secondo il Parco, lì il diritto di prelazione non esisteva.

Per salvare Ortazzo e Ortazzino dallo sfruttamento economico, Italia Nostra ha smosso perfino l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e il ministero dell’Ambiente. All’Ispra, Italia Nostra ed altre associazioni ambientaliste hanno chiesto un parere sulle caratteristiche dell’Ortazzo e Ortazzino. Risposta: l’area possiede pregi tali da meritare di essere trasformata in una riserva naturale statale. Il Parco del Delta del Po è invece regionale, con competenze territoriali divise fra Veneto ed Emilia Romagna. Il ministero dell’Ambiente tuttavia ha avvertito che Ortazzo e Ortazzino sarebbero diventati una riserva statale solo con il benestare di Comune di Ravenna e di Regione Emilia Romagna. La condizione, a quanto si sa, non si è verificata.

Si arriva così alla deliberazione con la quale il Parco del Delta del Po ha stabilito di modificare la zonizzazione di questa area protetta. Perfezionato l’iter burocratico, risulterà vietata perfino l’agricoltura mentre sarà ampliata la superficie dove non si può nemmeno entrare. Significa appunto che Ortazzo e Ortazzino sono salvi, almeno per ora: un domani, in teoria, il Parco potrebbe adottare una zonizzazione differente. Con la riserva naturale statale questa eventualità sarebbe stata scongiurata.

Può darsi che sulla decisione del Parco di vietare le attività economiche all’Ortazzo e Ortazzino abbia influito una constatazione: il contenzioso legale avviato per riscattare almeno le ex zone A e B avrebbe potuto portare ad una sconfitta in tribunale e addirittura ad una richiesta di pagare danni. La prospettiva è tratteggiata da un’altra deliberazione dell’ente, pubblicata nello stesso giorno della nuova zonizzazione e dedicata alla ricognizione delle cause legali pendenti. Quella relativa ad Ortazzo e Ortazzino è l’unica sul cui esito gli avvocati del Parco appaiono cauti e dubbiosi.

Non esistono ancora notizie in merito: ma se all’Ortazzo e Ortazzino al più si possono solo falciare i prati, il Parco può anche lasciar cadere l’azione legale per il riscatto delle ex zone A e B. Evita così a costo zero le spese, il rischio di perdere la causa e quello di pagare i danni.

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