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I nuovi inquinanti del Po. AQuaPo cerca residui di farmaci, cosmetici, pesticidi

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I nuovi inquinanti, o inquinanti emergenti, sono l’oggetto di AQuaPo, la campagna di analisi lanciata in settimana dall’Autorità di Bacino del Po. I prelievi inizieranno, si prevede, nei prossimi giorni. Lo scopo è quantificare la presenza nel Po di residui di vari tipi di farmaci, cosmetici, pesticidi. Degli ultimi, sono pieni i campi. Gli altri due escono da tempo immemore dalle case passando per il lavandino e per il gabinetto quando ci si lava e si fa pipì. Infatti insieme alle urine viene espulsa anche una parte dei principi attivi contenuti nei farmaci. Non esistono norme relative alla concentrazione di queste sostanze negli scarichi civili e i depuratori non le trattengono. Di conseguenza finiscono nel Po quelli provenienti da tutto il bacino.

Le caratteristiche comuni dei nuovi inquinanti sono fondamentalmente due. La prima: non si vedono e non si sentono, perché presenti in quantità molto ridotte. Infatti sono chiamati anche micro inquinanti. La seconda caratteristica comune: i loro effetti non sono ben noti, ma i pochi studi in proposito suggeriscono che, nonostante l’enorme diluizione, essi siano temibili per l’uomo e l’ambiente.

Solo ultimamente si comincia a fare attenzione alla presenza dei nuovi inquinanti. Anche Pfoa e Pfas sono pericolosi, presenti nel Po in piccolissime quantità e mancano dati, o almeno dati recenti e complessivi, a proposito della loro diffusione nel fiume. Però AQuaPo non li prende in considerazione “perché sono ben noti e studiati, come pure i loro effetti. Non rientrano quindi nella definizione di inquinanti emergenti”, spiega Irene Ingrando, che all’Autorità di Bacino segue da vicino il progetto.

AQuaPO costa all’Autorità di Bacino 300 mila euro. Coinvolge Istituto Superiore di Sanità, Fondazione Lombardia per l’Ambiente e Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. I nuovi inquinanti che si cercano nel Po sono 62 e possono essere divisi in quattro gruppi

  • Farmaci: antibiotici ad uso umano e zootecnico; geni che indicano lo sviluppo di resistenza agli antibiotici; farmaci per malattie cardiovascolari; antiepilettici, ansiolitici, antidepressivi, anti infiammatori
  • Pesticidi: funghicidi, insetticidi, diserbanti
  • Cosmetici: filtri solari
  • Indicatori di abitudini: caffeina, dolcificanti artificiali

L’ultimo gruppo di sostanze, al momento, non desta particolari inquietudini. Invece i filtri solari, sempre più presenti nei prodotti di impiego routinario per la cura della pelle, “interferiscono con il metabolismo dei pesci”, avverte Irene Ingrando. Una quantità assolutamente minima può essere più che sufficiente. Basta pensare che le barriere coralline scompaiono anche a causa dei filtri solari usati dai turisti.

I pesticidi sono veleni, visto che servono per uccidere degli esseri viventi. I cani trattati con antipulci ai quali viene fatta la toilette o che si tuffano in un fosso sono davvero il meno: la pioggia trasporta nei corsi d’acqua i residui dei fitofarmaci usati nei campi. Finiscono nel Po quelli provenienti da tutto il bacino. L’Olanda, terra di agricoltura intensiva quanto la Pianura Padana, è famosa per la presenza di pesticidi nei corsi d’acqua. Quanti ce ne sono nel Po, quale impatto hanno sugli esseri viventi e soprattutto sui più piccoli,  come si accumulano all’interno delle catene alimentari? AQuaPo risponderà solo alla prima domanda.

Fra i farmaci, quelli che più preoccupano sono gli antibiotici. Oltre che per l’uso umano, vengono impiegati negli allevamenti, dove gli animali si ammalano facilmente per l’affollamento e le condizioni di vita innaturali. Sono in cima alla lista dei nuovi inquinanti che l’Unione Europea impone di monitorare e dalla quale AQuaPO ha scelto molte delle sostanze da cercare nel Po. I residui di altri medicinali non sono certo acqua fresca, ma alla presenza diffusa di antibiotici è legata la comparsa della resistenza agli antibiotici, ovvero l’acquisizione della capacità di sopravvivere ad essi da parte di alcuni ceppi di batteri. Di conseguenza, quando questi batteri causano una malattia è molto difficile  trovare una cura efficace.

“E’ la prima volta che in Italia si affronta la presenza di residui di antibiotici nelle acque”, spiega dall’Autorità di Bacino Irene Ingrando. Riprende: “Inoltre contiamo le unità microbiche e cerchiamo i geni legati alla resistenza agli antibiotici. Dal fiume, i batteri resistenti hanno un’infinità di strade che li portano ad entrare in contatto con gli esseri umani”.

La ricerca dei nuovi inquinanti nel Po comprende quattro prelievi – uno per stagione – in 16 punti. Sono situati a monte e a valle dei principali affluenti: Lambro, Adda, Ticino, Tanaro, Oglio, Mincio, Secchia. Così si avrà un’idea del contributo di ciascuno di essi. Altri punti di prelievo sono nel delta, dove il Po non riceve più apporti ma “cambiano le caratteristiche dell’acqua”, come sottolinea Ingrando. I prelievi inizieranno “quando si sarà esaurita la piccola piena dovuta alle piogge degli scorsi giorni”. I risultati saranno resi noti tutti insieme, nel 2025.