Home Acqua e Territorio Nena, la sposa del Po. Ricordo e anniversario dell’ultima traghettatrice

Nena, la sposa del Po. Ricordo e anniversario dell’ultima traghettatrice

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Ancora pochi giorni e sarà un altro anniversario della Nena, l’ultima traghettatrice del Po. La Nena, all’anagrafe Nazarena Casini, è morta il 5 gennaio 1986. Aveva 72 anni. Una vita, la sua, passata nel fiume e con il fiume, e non solo perché per mestiere trasportava persone e cose fra la sponda ferrarese e quella polesana. Chi ha almeno 60 anni la ricorda come una figura unica, in qualche modo mitica. Un gran lavoratrice, ma povera quasi per scelta; trasandata e intrattabile, ma dal cuore d’oro. Faceva un mestiere da uomo e, ai remi del suo guscio di noce, aveva la forza fisica non solo di uomo, ma praticamente di un toro.

In sua memoria, oltre al ritratto in copertina (di Marco Caselli Nirmal), in fondo a questa pagina è riprodotto un opuscolo ormai introvabile che la riguarda. Si intitola “La sposa del Po. Omaggio alla Nena”. Accompagnava l’omonima mostra fotografica organizzata a Ferrara più di un quarto di secolo fa.

Oltre ad un’introduzione e – in chiusura – ad alcuni brevi ricordi e scritti letterari sulla Nena, l’opuscolo contiene la trascrizione di una parte delle audiocassette registrate nel 1980, quando il Centro Etnografico Ferrarese l’ha fotografata ed intervistata per documentarne l’attività. E’ come sentire di nuovo la voce della Nena, che si definisce sposa del fiume. Traghettatrice a remi – aveva nove fratelli maschi ma fu l’unica a portare avanti l’attività che era stata del padre, del nonno e del bisnonno – ma anche pescatrice.

“Tutta la mia vita è stata sul Po”, “Non vedo l’ora del mattino per ‘rivar vicino al mio Po”. Sono la sua affermazioni, un po’ in italiano e un po’ in dialetto, che aprono la trascrizione del frammento di intervista. E del resto, viveva e conosceva il Po come nessun altro al mondo. Non per nulla è stata l’unica in grado di attraversarlo, ai remi della sua piccola imbarcazione, durante l’alluvione del Polesine nel 1951, mentre il fiume gonfio di rabbia e di acqua seminava morte e distruzione. Lo testimonia anche un libro, “Lei mi parla ancora”. Sono le memorie di Giuseppe Sgarbi detto Nino, farmacista di Ro Ferrarese, padre di Vittorio. Le ha pubblicate nel 2016, più che novantenne. Il regista Pupi Avati ne ha tratto nel 2021 l’omonimo film.

In quel devastante novembre 1951, Giuseppe Sgarbi era sulla sponda emiliana. Si sentiva in pena per la famiglia che si trovava a Stienta, dall’altra parte del fiume. Aveva la bruciante necessità di raggiungere i suoi cari, di avere loro notizie, di aiutarli. Scrive: “Dopo un po’ la trovai, la Nena: una donna del posto, il cui viso sembrava scolpito nel coraggio e nella fatica. Un’anima di fiume. Mi squadrò dalla testa ai piedi e poi fece cenno di sì col capo. Mi avrebbe portato di là. Solo una che conosceva a fondo quelle acque poteva pensare di sfidarle quel giorno con due remi e una lancia di legno. Bastava guardare il fiume per capire che ci voleva molto più coraggio di quanto non ne fosse mai servito a me per affrontare tre anni di guerra”.

C’è tutta la Nena, in quelle poche parole di Giuseppe Sgarbi. Solo una pennellata può completarle. La Nena raccontava che, pressata dalle richieste di quanti volevano portar soccorso ai parenti dall’altra parte del fiume, andò lei per prima, da sola, per vedere se in quelle condizioni riusciva a governare la barca. E poi tornò a prenderli.

Per il resto, il breve ritratto della Nena dipinto da Giuseppe Sgarbi è forse ancor più vivo di quello che traspare dai frammenti biografici contenuti nell’opuscolo “La sposa del Po”. Questi frammenti riguardano i mestieri faticosi del fiume imparati e praticati quando era ancora una bambina. La scelta di farsi pagare solo quel poco che le bastava per vivere con l’essenziale anche quando catturava pesce costoso e pregiato.

Poi le decine di cadaveri di annegati da lei ripescati nel Po, compresi quelli 13 soldati tedeschi morti nel tentativo di attraversare il fiume durante la ritirata dell’aprile 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale. Li seppellì facendo un segno su ciascuna tomba, perché potessero poi essere recuperati. I cani festosi, i gatti, la taccola addomesticata con i quali divideva la casetta a Bondeno. L’anguilla donata alla donna incinta che aveva voglia di mangiarla. Il figlioletto morto a 22 mesi in un incidente con l’acqua bollente. La decisione di non sposarsi perché “Volevo sentirmi libera” e “Il Po era mio marito”.

E ancora, la forza fisica – una donna veramente forte come un toro – che le permetteva di condurre da sola a remi un’imbarcazione di 18 quintali. Il coraggio da leone, come testimonia il modo in cui si difese dal soldato tedesco che, durante la Seconda guerra mondiale, cercò di violentarla. Il soldato aveva la rivoltella, ma la Nena lo prese a bastonate staccandogli addirittura un orecchio.

Ora, a 38 anni dalla morte avvenuta il 5 gennaio 1986, ricorda la Nena un battello turistico che naviga sul Po nel Ferrarese. E la ricorda, qui sotto, il testo completo dell’ormai introvabile opuscolo “La sposa del Po. Omaggio alla Nena”. Passando il mouse sulla finestra, appaiono le frecce per scorrere tutte le pagine.

La Sposa del Po - La Nena