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Il mostro del Po e lo scrittore Lovecraft. Storia di una leggenda contemporanea

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Uno spaventoso mostro del Po – l’uomo sauro o uomo coccodrillo del Polesine – ha ispirato le opere più famose di Howard Phillips Lovecraft, lo scrittore statunitense (in alto c’è il suo ritratto) padre di Cthulhu e di una fantascienza soprannaturale così horror che fa ancora venire la pelle d’oca dopo quasi cent’anni. Vero o falso?

Falso come una moneta da tre euro. Si tratta di una delle tante leggende del Po. Ma questa, oltre ad essere una leggenda contemporanea, è così raffinata che merita ripercorrerne la storia. E’ nata da un mockumentary, un finto documentario cinematografico del 2004: in realtà era un breve film di pura finzione. Lo si può vedere per intero più avanti attraverso questa stessa pagina. Si intitola “H.P. Lovecraft – Ipotesi di un viaggio in Italia”.

Il mokumentary è davvero ben pensato e perfettamente verosimile. Coinvolge esperti autentici che riescono ad avvalorare le radici polesane dell’ispirazione di Lovecraft pur senza mai garantirne l’autenticità. Risultato: ci sono cascati davvero in tanti. Ci è cascata perfino una puntata della trasmissione Mistero, tempo fa in onda su Italia1. Ma andiamo con ordine.

La leggenda contemporanea su Lovecraft e sul mostro del Po narrata dal mockumentary ingloba elementi reali, come la Confraternita della Santissima Trinità di Loreo (Rovigo) che davvero una volta all’anno si riunisce per una cerimonia alla quale non possono assistere estranei. Inoltre si lega ad un fatto recente ma aleatorio del quale a suo tempo si è molto parlato. Si tratta di veri o presunti avvistamenti di una spaventosa creatura umanoide dalla pelle squamata (l’uomo sauro o uomo coccodrillo) avvenuti negli Anni 80 lungo la sponda polesana del Po e talvolta vicino a Ferrara. Li ha ricostruiti un libro pubblicato nel 2004.

Però nel mockumentary  – e qui sta la sua genialità – si suppone che la spaventosa creatura sia protagonista delle antiche leggende narrate nel filò della tradizione veneta: l’insieme di vecchi racconti popolari che costituiva la biblioteca degli analfabeti. Si suppone anche che Lovecraft abbia conosciuto il filò e l’umanoide simile ad un rettile durante un viaggio in Italia e che ne abbia tratto l’ispirazione per le sue opere più riuscite.

Lovecraft, vissuto negli Stati Uniti fra il 1890 e il 1937, non ha mai messo piede in Italia. Però il mockumentary narra il rinvenimento, su una bancarella antiquaria di Montecatini, di un diario di Lovecraft relativo ad una sua visita nel Polesine avvenuta nel 1926. Vari esperti  – esperti davvero autentici – fanno notare come il diario si incastri perfettamente nella biografia già nota dello stesso Lovecraft. Compaiono nel mockumentary  intellettuali come Sebastiano Fusco, Gianfranco de Turris, Eraldo Baldini, Alfredo Castelli, lo storico locale Gianni Sparapan… Nessuno di loro, onore al vero, dice che il diario polesano di Lovecraft è autentico. Tutti però affermano che ha le carte assolutamente in regola per esserlo.

Ed ecco il breve mockumentary del 2004 “H.P. Lovecraft – Ipotesi di un viaggio in Italia”. La regia è di Federico Greco e Roberto Leggio. Dura una ventina di minuti. Il video è diviso in tre parti; la seconda e la terza dovrebbero avviarsi automaticamente. Casomai non accadesse, ecco i link dai quali si accede separatamente a prima, seconda e terza parte di questo lavoro. Avvertenza: incolla alla sedia.

Se si vuole proseguire il viaggio nella storia della leggenda contemporanea su Lovecraft e sul mostro del Po che ne avrebbe ispirato l’opera, c’è anche un film del 2005. Si intitola “Il mistero di Lovecraft. Road to L.”. La “L” sta per Loreo, il paese polesano citato solo con l’iniziale nel presunto diario di Lovecraft ma che rappresenta l’epicentro di tutto.

Il film “Il mistero di Lovecraft. Road to L.” è strutturato come se testimoniasse quanto è avvenuto dietro le quinte durante le riprese per “H.P. Lovecraft – Ipotesi di un viaggio in Italia”. Anch’esso è diretto da Federico Greco e Roberto Leggio. Non ha la stessa forza del mockumentary ma lo si guarda volentieri. Dura circa un’ora e mezzo. Eccolo.

L’immagine in cima alla pagina è un montaggio che comprende elementi provenienti da qui e da qui.