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Mostra “Change!” a Torino. Come è cambiato il Po nel corso del tempo

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Dai fossili delle creature antichissime che popolavano il fiume e le rive alla plastica d’annata rinvenuta lungo le sue sponde, la mostra “Change!” (“Cambiamento!”), inaugurata a Torino giovedì 27, ripercorre la storia del Po ed il rapporto fra il fiume e le attività umane. Si sofferma inoltre sul presente – la grande siccità 2022, la crisi climatica –  e volge lo sguardo verso il futuro. Lo tratteggia – discutibilmente – come segnato da ulteriori interventi umani per porre riparo ai guasti ambientali che gli stessi interventi umani hanno prodotto.

Il sottotitolo della mostra “Change!” recita: “Ieri, oggi, domani. Il Po”. E’ allestita a Palazzo Madama. L’occasione è data dal patto di fratellanza sottoscritto dalle riserve Mab Unesco che si trovano lungo il corso del fiume.

Un’idea di ciò che offre la mostra senza bisogno di andare a visitarla? La parte forse più interessante sono i dipinti e le foto d’epoca che fanno riferimento al Po. Ma non c’è certo solo questo. Andiamo con ordine: la galleria di immagini qui sotto offre innanzitutto un quadro di insieme.

Le foto, d’epoca ma non solo, raccontano all’interno della mostra “Change!” il cammino del Po dal Monviso all’Adriatico.

I dipinti costituiscono un altro modo per presentare la storia del Po e la vita che vi si svolgeva intorno. Eccone una selezione.

La prima parte della mostra “Change!” è dedicata alla storia più antica del Po: i fossili, appunto; i miti su Fetonte ed Eridano; le bonifiche e le alluvioni; l’immane operazione con la quale la Repubblica di Venezia nel Seicento ha deviato verso Sud i rami del delta che minacciavano di impaludare la sua laguna.

Vengono poi gli impatti antropici sul fiume. L’inquinamento chimico, i rifiuti di plastica ma anche l’inquinamento luminoso: le luci artificiali sono così pervasive che è sparito il cielo buio; in Pianura Padana non si vede la Via Lattea e le stelle non sono scontate. Nel distretto idrografico che circonda i 652 chilometri del Po e che corrisponde a poco più del 25% della superficie nazionale vivono quasi 20 milioni di persone: un terzo della popolazione italiana. Vi nascono il 41% del Pil e il 32% della produzione agricola. Questo territorio assicura il 55% dell’energia idroelettrica e vi si concentra il 47,5% dell’industria zootecnica.

Chiaro che le attività umane hanno – come dire? – cambiato i connotati del fiume. Più evidenti ma certo non unici esempi: i prelievi idrici, l’effetto serra e l’aumento delle temperature con il loro considerevole impatto sul Po e sui territori circostanti.

L’ultima parte della mostra “Change!” sottolinea che rispetto al secolo scorso la portata del Po si è ridotta del 45%. Suggerisce che fra le soluzioni vi siano le colture Ogm resistenti alla siccità e le opere di assetto del territorio. C’è però un’altra strada che “Change!” non considera nemmeno. Si tratta di ridurre – e non di accrescere – la pressione che le attività umane hanno sul fiume e sul territorio.

La mostra “Change!” è allestita a Palazzo Madama, in piazza Castello a Torino, fino al 13 gennaio 2025. Visitabile in orario 10-18, salvo il martedì che è giorno di chiusura. Biglietti: intero 12 euro; ridotto 10.Sono acquistabili online con un sovrapprezzo pari ad un euro.