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Life Rinasce: un progetto partecipato con le persone per la sicurezza idraulica in Emilia centrale

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di Gabriele Arlotti

Riqualificare in modo innovativo e condiviso i canali di Cavata Orientale (Carpi), Diversivo Fossa Nuova Cavata (Carpi), Collettore Acque Basse Modenesi (Carpi e Novi di Modena), Collettore Alfiere (Gualtieri). Creando golene e aumentando la sezione idraulica degli stessi, in maniera condivisa tra le popolazioni. Obiettivi miglioramento della sicurezza idraulica e la qualità ambientale.
Life Rinasce è un progetto del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e che coinvolge i rispettivi Comuni e che ha come partener la Regione Emilia-Romagna. Un progetto avviato da luglio 2014 e che si concluderà a dicembre 2018, prevede un importo totale di oltre 2.000.000 di euro, finanziati dal Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, Regione Emilia Romagna e cofinanziato dall’Unione Europea.
Di recente a Reggio Emilia si è svolto l’incontro del Gruppo tecnico di lavoro relativo al progetto medesimo, a loro il compito di definire le migliori scelte: è composto dai tecnici del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, Servizio difesa del Suolo, della Costa e Bonifica e il Servizio tutela e risanamento della risorsa idrica, Servizio beni architettonici e ambientali, Servizio comunicazione, educazione alla sostenibilità e strumenti di partecipazione della Regione Emilia-Romagna, delle Provincie di Reggio Emilia e Modena, del Servizio Tecnico di Bacino degli affluenti del Po, dei Comuni di Gualtieri, Carpi, Novi di Modena, dall’Ente di gestione dei Parchi e della biodiversità dell’Emilia Centrale.
“Life Rinasce è un progetto approvato dalla Commissione Europea nel luglio del 2014, si propone di realizzare a scopo dimostrativo la riqualificazione idraulico-ambientale di alcuni canali di bonifica emiliani – spiega Marino Zani, presidente del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale -. A Bologna con un convegno internazionale di apertura del progetto in calendario per l’8 aprile, presso la sede della Regione Emilia Romagna, sarà presentato alla comunità scientifica e al pubblico questa innovativa forma di progettazione partecipata che, appunto, coinvolge le persone in maniera forte: ci rivolgiamo sia agli enti che hai privati”.
“Il progetto – aggiunge Aronne Ruffini, dirigente del Consorzio di Bonifica con sede a Reggio Emilia e project manager dello stesso -, scaturisce in applicazione di due importanti direttive europee, la Direttiva Alluvioni 2007/60/CE e la Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE, con l’obiettivo di dimostrare che i concetti di diminuire il rischio di inondazioni migliorando contemporaneamente lo stato ecologico dei corsi d’acqua, possono essere applicati anche sul reticolo idrico artificiale”.
Spiega Aronne Ruffini: “Nel dettaglio sui canali citati verranno sperimentate tipologie d’intervento adeguate alla condizione dei canali prescelti che soffrono di problematiche idrauliche e ambientali –,andamento rettilineo e sezione geometrica trapezoidale, non sono dotati di aree inondabili connesse e le portate in eccesso, determinate dall’intenso incremento delle aree urbanizzate, possono essere smaltite solamente tramite impianti idrovori: una situazione a elevato rischio di esondazione. A questo si aggiunge il problema degli scarichi di depuratori e scolmatori fognari di piena che riversano grandi quantità di sostanze inquinanti, peggiorando la qualità dell’acqua”.
“Gli interventi – prosegue il project manager – prevedono la riqualificazione di sette chilometri di canali con la creazione di tre ettari di golene naturalistiche allagabili lungo i canali (spazio al fiume), la forestazione di due chilometri di sponde e la creazione di una cassa di espansione destinata a diventare una zona umida naturalistica per l’accumulo delle piene e la fitodepurazione delle acque, per un’estensione di circa tre ettari”.
“Il progetto si propone, inoltre – spiega Ruffini -, di mettere a punto e applicare modalità di gestione ‘gentile’ della vegetazione acquatica e riparia dei canali, confrontando diverse modalità di taglio in relazione agli effetti ecologici, idraulici ed economici”.
“Il carattere innovativo del progetto – prosegue – è dato non solo dalle tipologie d’intervento ideate per risolvere problemi idraulici e ambientali, ma anche dall’intero percorso di progettazione che vede interessati un gruppo tecnico di lavoro multidisciplinare e gli attori locali coinvolti attraverso un ‘processo partecipato’. Particolare attenzione verrà prestata alla possibilità di diffondere le tecniche testate con il progetto. Si prevede quindi l’organizzazione di corsi di formazione per tecnici e giornate dimostrative nei siti oggetto d’intervento”.