Home Acqua e Territorio Immigrazione e accoglienza: Gorino quasi peggio di Capalbio

Immigrazione e accoglienza: Gorino quasi peggio di Capalbio

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di Andrea Dal Cero

Di strade ce n’è una sola che porta a Gorino. Poi c’è la fine del Po, la fine della terra emersa, la fine del Paese e anche quella del concetto di Paese.

Il medico c’è una volta alla settimana, gli altri servizi non ci sono mai. Qui pescano le vongole ammesse dall’Ue e ributtano a mare quelle che passano la misura di un millimetro.

Chi a Gorino c’è stato sa di che cosa stiamo parlando, conosce le fragilità di questo territorio e la peculiarità di questa gente. Sa quanto sono lontane da qui Ferrara, l’Italia, L’Europa.

Qui assieme alla terra scompaiono la pietà, la logica e la solidarietà. La pietà che ce l’ha solo chi se la può permettere, la logica che latita tra le palesi contraddizioni del territorio, la solidarietà che non è più stata spesa dalla macchina statale dai giorni dell’alluvione del ’56.

A Gorino, secondo tanti italiani, ci sono le persone peggiori che si possano incontrare oggi in Italia. Secondo altri, che sono di meno ma urlano più forte, questi 400 abitanti scarsi sono tutti eroi della resistenza (scritta minuscola per non confonderla con quella del secolo scorso).

A Gorino sono come a Capalbio. Ma mentre là occorrono molti personaggi ricchi e tanta intellighenzia connivente qui, siccome hanno una strada sola, basta un’unica barricata per difendere il paese.

A Gorino sono tutti più cattivi che a Betlemme: alle donne incinte non consentono una stalla, figurarsi se poi pensano anche al bue e all’asinello.

A Gorino lo Stato ha perso due volte. La prima quando si è rifiutato di informare il paese di quanto stava per combinare. La seconda quando, cercando di motivare il suo comportamento, non è stato creduto.

Su Gorino piovono pietre perchè le mani senza peccato che le stanno scagliando sono tante: mani di donne emancipate, di uomini onesti, di bambini bravi, di cardinali osservanti e di amministratori pubblici lungimiranti.

Io non tiro pietre in questo Delta. Non per questo episodio, almeno. Non ne ho né la forza né il coraggio. Preferisco pensare che questa vicenda insegni qualcosa a chi è abituato a giocherellare con il futuro di noi tutti.