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Il Re del Po e quel che resta del suo regno

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il re del po alberto manotti

Sono passati quasi due anni da quando è scomparso il Re del Po, o forse da quando il suo essere è fluito verso una nuova dimensione, per usare un’espressione probabilmente più simile a quella che egli avrebbe scelto. Le piene hanno devastato le incredibili costruzioni che l’autoproclamato Re, all’anagrafe Alberto Manotti, aveva eretto sulla riva del fiume. Erano andate distrutte ripetutamente anche prima: ma egli era intervenuto ogni volta a porre riparo.

La cosa più recente che rimane di lui – anzi: su di lui – è un libro pubblicato attraverso la piattaforma self-publishing StreetLib ed in vendita online. Porta la firma di Filippo Ferraroni, ingegnere elettronico a Parma, e si intitola “Il Re del Po. Il Grande Fiume e le stelle”. L’ultimo termine è gravido di riferimenti. Ammicca al cosmo, del quale Alberto Manotti si sentiva parte perché convinto che spirito e materia fossero una cosa sola; ai viaggi astrali che diceva di compiere; all’astronomia che lo appassionava fin da quando, ancora ragazzino, osservava il cielo grazie alle lenti di un telescopio arrivate dall’Unione Sovietica.

Il testo offre sia elementi biografici che consentono di ricostruire la vita e la figura del Re del Po, un po’ uno sciamano in contatto col Tutto e un po’ il genius loci pacifista della golena, sia cavalcate che conducono nei territori di botanica, psicologia, filosofia, storia eccetera e che nascono dai colloqui fra l’autore e un Re capace di vivere con l’indipendenza di un selvaggio.

Emiliano per parte di padre, Alberto Manotti è nato in Calabria nel 1940. E’ arrivato ancora bambino a Boretto (Reggio Emilia), un paese appoggiato al Po. Di professione falegname e maestro d’ascia, a partire dagli Anni 70 ha istituito un Regno situato sulla spiaggia del fiume, accanto al ponte che unisce Boretto a Vidana. Un luogo – come amava ripetere – dove l’uomo diventa un microbo.

Conosceva il Po come solo forse la Nena, l’ultima traghettatrice: ma al contrario di quest’ultima non ha mai pescato. E neppure cacciato. Invece, con i chiodi e con migliaia di legni portati dal fiume costruiva incredibili architetture a più e più piani. Scale, torrette, balconate, piattaforme e ponti sospesi formavano quasi un castello: o forse una nave, come preferiva affermare. Perché gli edifici fossero ben saldi, li ancorava agli alberi che egli stesso piantava a centinaia.

Strenuo difensore della natura contro gli oltraggi umani, il Re del Po accoglieva volentieri nel suo Regno i visitatori, soprattutto se bambini. Sperava in loro per raddrizzare questo nostro mondo stuprato da inquinamento e guerre. E’ arrivato alle soglie degli 80 anni con l’energia di un ragazzino, ma non ha fatto in tempo a trovare un successore: o forse è stata una sua scelta quella di non cercarlo neppure.

Nel luglio maggio del 2022, durante la grande secca del Po, è  caduto da una delle sue costruzioni. Ha passato mesi negli ospedali. Non si è ripreso. Ma a noi piace ricordarlo com’era, non solo attraverso il libro ma anche con le immagini scattate da Esplorazioni Minime nel suo mondo. La foto in cima alla pagina è uno screenshot tratto dal video che i Costruttori di Babele hanno dedicato al Re del Po.