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Il Mulino del Po, lo sceneggiato televisivo del 1963

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di Luigi Griva

il mulino del po TVNello sceneggiato televisivo del 1963, diretto da Sandro Bolchi per la RAI, il regista ha voluto scavare a fondo nell’opera di Bacchelli coinvolgendo anch’egli, come già aveva fatto Lattuada pe il film del ’49, il grande vecchio del romanzo italiano nell’adattamento (Riccardo Bacchelli aveva allora 71 anni, morirà nel 1985) . Lo sceneggiato in cinque puntate è stato trasmesso tra il 13 gennaio e il 10 febbraio dal Programma nazionale (oggi RAI 1). Ha raccontato Sandro Bolchi nel 1995 che il fortunato rinvenimento di un pacco di corrispondenza (in una vecchia madia della casa di Bacchelli di Ferrara) gli aveva permesso di ricostruire la lunga preparazione di questa produzione . Già nel 1960, in occasione delle ricerche dei luoghi adatti per le riprese delle scene – oggi si dice location – Bolchi aveva scelto il paese di Crespino, in provincia di Rovigo e di qui si teneva in contatto epistolare con lo scrittore. Un giorno, durante una delle tante piene del Po , gli scrive : “da due giorni piove su Occhiobello, Ro, la Guarda. E’ una pioggia brutta e cattiva . Da queste parti dicono che l’acqua del cielo non vuole bene all’acqua del mare”.
Il ricordo sollecita la memoria di Bacchelli: “ Le campane di Ro e della Guarda suonavano a tempesta, mettendosi a martello e a stormo, dicevano agli uomini di cercare rifugio sugli argini..”
Per la sceneggiatura, Bolchi segue passo passo il primo volume della trilogia, “Dio ti salvi”del 1938 .La riprese avvengono nel 1962. La produzione schiera un cast di attori di ottimo livello e con esperienza teatrale: Nando Gazzolo (il narratore), Raf Vallone (Lazzaro Scacerni), Tino Carraro (il Raguseo), Gastone Moschin a Giulia Lazzarini (Dosolina). Ma ci sono anche Valeria Moriconi. Corrado Pani, Elsa Merlini, Camillo Pilotto, Ave Ninchi, Renzo Montagnani , e una imprevedibile Ornella Vanoni.
Il mulino viene ricostruito sul Po da un vecchio mastro d’ascia che dà forma, dopo più di trent’anni, ad antiche tecniche di carpenteria navale. E’ a due sandoni – oggi diremmo catamarano – e copia fedelmente il San Michele, così come Bacchelli lo descrive nel romanzo, costruito da Mastro Subbia di Occhiobello, e presenta due casotti coperti di erbe palustri, per ospitare uno la macchina per la molitura, l’altro il magazzino delle granaglie .
A seguito del successo dello sceneggiato, Bacchelli e Bolchi ritornarono sull’argomento nel 1971, attingendo per quattro nuove puntate al soggetto del secondo e terzo volume della trilogia , “La miseria viene in barca” del 1939, e “Mondo vecchio sempre nuovo” del 1940.