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Granchio blu nel Po, dal mare è arrivato addirittura fino al Mantovano

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granchio blu nel po ad oltre 100 chilometri dalla foce

Le segnalazioni ormai fioccano. C’è il granchio blu nel Po: dal mare e dalle lagune salmastre del litorale è arrivato almeno fino alla provincia di Mantova. Significa che ha risalito il fiume per circa 150 chilometri. Si tratta di un formidabile predatore alieno originario delle coste atlantiche americane. In Europa non ha nemici naturali che ne contengano la diffusione. Mangia di tutto e, quando gli esemplari sono numerosi, spazza via tutto ciò che è commestibile. Negli ultimi mesi sta devastando il delta – la produzione di vongole ed ostriche è in ginocchio – e pullula lungo le coste dell’Ariatico. Ma ormai è addirittura nelle acque del Po in tutto e per tutto dolci del profondo entroterra. E’ arrivato – o per lo meno si è fatto notare – con l’inizio della piena estate.

Non si era mai vista né immaginata una cosa del genere: nei testi di zoologia si legge che il granchio blu, pur essendo capace di spingersi nei fiumi, è legato al mare e alla mescolanza di acqua dolce e salata che si produce alle foci dei fiumi stessi.

Il problema è potenzialmente gravissimo per la fauna del Po, o almeno per quello che ne resta. Il granchio blu mangia tutto, ma gli animali del fiume non lo riconoscono come un micidiale predatore e non sanno che devono sfuggirlo.

Non esistono precedenti noti sulla presenza del granchio blu nelle acque dolci che appartengono in tutto e per tutto all’entroterra ed è quindi impossibile prevedere come potrà evolversi la situazione. Però al momento le autorità non sembrano scomporsi. Non risultano iniziative per scoprire fin dove sono arrivati i granchi blu nel Po, se sono numerosi oppure scarsi, localizzati in pochi punti o diffusi in modo abbastanza uniforme. Eppure possedere informazioni certe su ciò che sta accadendo sarebbe indispensabile per stabilire se servono contromisure, e quali, così da  impedire che la situazione sfugga di mano.

Così non resta che elencare catture casuali ed avvistamenti del granchio blu nel Po, avvenuti tutti – a quanto è noto – dopo l’inizio dell’estate. Un’avvertenza preliminare: il biologo Stefano Sacchetti, interpellato dal Giornale del Po, non riusciva a credere che questi animali fossero arrivati così lontano dalla costa. E’ reduce da monitoraggi del granchio blu in Basilicata, dove l’esemplare più ardimentoso ha risalito per circa otto chilometri il fiume Agri. Quando ha visto le segnalazioni relative al Po ha fatto un salto sulla sedia.

Procedendo dal delta verso l’entroterra, attraverso le foto postate sui gruppi Facebook si apprende innanzitutto che è possibile pescare granchi blu nel Po a 30a 35 chilometri dal mare e che ce ne sono a Pontelagoscuro (Ferrara) nonché – sulla sponda opposta – ad Occhiobello, in provincia di Rovigo. In linea d’aria la distanza dalla costa è di circa 50 chilometri; seguendo il fiume, i chilometri sono ben di più. Nei commenti si cita Castelmassa, sempre in provincia di Rovigo ma diversi chilometri più a monte. E non solo.

Procedendo ulteriormente verso l’interno, granchi blu a Ficarolo, stavolta con un video di un giornale locale. Ancora da Ficarolo la Pro Loco fa sapere che, se si calano le reti in Po, bastano pochi minuti per prendere granchi blu. Sulla sponda opposta del fiume, un fatto analogo a Stellata di Bondeno (Ferrara): dai commenti si riicava che due granchi sono rimasti nella rete ma che ce n’erano altri, morti, a riva. Catture anche in provincia di Mantova, fra Ostiglia e la vicina Revere. Da Ostiglia alla foce, seguendo tutte le curve e i meandri, il Po è lungo circa 150 chilometri.

Queste segnalazioni si sommano ad altre, più sporadiche, delle quali Il Giornale del Po ha dato conto il 20 luglio scorso. E cioè: già allora Ficarolo (Rovigo) e confluenza fra Po e Panaro all’altezza di Salvatonica (Ferrara); inoltre, sorgenti del fiume Tartaro. Addirittura. Il Tartaro nasce da risorgive nella pianura veronese ed è connesso al Mincio, ai laghi di Mantova e al Garda; per un tratto fa parte del Canalbianco, l’idrovia navigabile parallela al Po. Nel frattempo, i commenti su Facebook ad una delle notizie che Il Giornale del Po ha utilizzato come fonte il 20 luglio hanno indicato la presenza del granchio blu nei canali di bonifica e nell’Adige.

Tutte queste sono segnalazioni spontanee: non rilevazioni scientifiche. Però sono ravvicinate nel tempo e fra loro coerenti. Indicano dunque in modo attendibile che sta accadendo qualcosa: un qualcosa che fa saltare sulla sedia il biologo Stefano Sacchetti. Sacchetti fa parte di Hydrosynergy, una cooperativa che costituisce uno spin-off dell’Università di Bologna e che si occupa di gestione fauna e analisi ambientali.

Innanzitutto, il biologo mette le mani avanti. “In America il granchio blu è studiatissimo. In Europa però non lo è per nulla – spiega – Non sappiamo se le informazioni provenienti dall’America valgono pari pari anche per l’Europa, dato che ignoriamo come interagisce con il nostro specifico ambiente”. Significa in sostanza che non esistono punti di riferimento certi rispetto alla situazione attuale.

Ma è normale trovare il granchio blu nel Po a 150 chilometri dalla foce? “In America questi animali effettuano spostamenti di decine di chilometri, ma sempre rimanendo essenzialmente all’interno dei grandi estuari di fiumi che sboccano nell’Atlantico”, risponde Sacchetti. Gli estuari sono le foci a forma di imbuto, senza i depositi di sedimenti e i rami che caratterizzano il delta del Po. L’acqua ovviamente è più salata all’estremità larga dell’imbuto – quella che si affaccia sul mare – e prevalentemente dolce sul lato opposto, dove predomina l’apporto del fiume.

Nell’arco della loro esistenza, in America granchi blu fanno i pendolari fra le due estremità dell’imbuto, sconfinando un poco nel fiume o un poco nel mare. Spiega il biologo: “I giovani cercano le acque più dolci. Tuttavia le femmine depongono le uova esclusivamente in mare, dove i granchi iniziano la loro vita come larve”. Sono ancora minuscoli quando, all’età di circa due mesi, cominciano a risalire gli estuari dei fiumi. Diventano completamente adulti entro un anno, un anno e mezzo. A questo punto il carapace – la corazza, nel parlare comune – è largo almeno una quindicina di centimetri. Riprende Sacchetti: “Magari i giovani granchi blu sono entrati nel Po l’anno scorso, con la risalita del cuneo salino dovuta alla siccità, e nessuno li ha notati finché sono rimasti di piccole dimensioni”.

Le foto che accompagnano le segnalazioni del granchio blu nel Po mostrano che ora vi sono presenti sia maschi sia femmine adulte. Queste ultime sono riconoscibili dall’aspetto dell’addome (ma per notarlo bisognerebbe girarle a pancia in su) e dal colore delle chele, le “tenaglie” all’estremità delle zampe anteriori. Nei maschi, le chele sono azzurre. Nelle femmine compare il rosso. In quale momento dell’anno le femmine dovrebbero andare in mare per deporre le uova? “Grossomodo da giugno all’inizio dell’autunno”. Siamo già a metà agosto… “Fanno ancora in tempo”, risponde Sacchetti.

Siamo sicuri che le femmine non depongano invece le uova nel Po? “In base alla bibliografia, le larve non vivono in acqua dolce”, si tricera Sacchetti. Traduzione: mai nessuno ha visto i granchi blu nascere in un fiume, così come nessuno li ha mai visti risalirlo fino ad arrivare così lontano dal mare.