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Granchio blu nelle acque dolci. Oltre al Po risale i canali di Veneto e Romagna

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granchio blu nelle acque dolci

C’è il granchio blu nelle acque dolci di Lombardia, Veneto, Romagna. Il flagello che sta devastando il delta è presente nel Po fino a Mantova – ora lo certifica l’Università di Ferrara – ed è comparso anche nei canali che attraversano il settore orientale della Pianura Padana. Eppure il granchio blu dovrebbe vivere in mare e nelle acque salmastre. Si sa che può risalire i fiumi: ma lungo le coste atlantiche americane, suo luogo di origine, lo fa solo per alcuni chilometri. In Italia ha cambiato abitudini. Si teme perfino che, da Mantova, entri nel Lago di Garda risalendo il Mincio.

Mattia Lanzoni è il biologo e ricercatore dell’Università di Ferrara che sta studiando la questione insieme a colleghi fra i quali Edoardo Turolla, dell’Istituto di ecologia applicata del delta del Po. Secondo lui, il granchio blu “sta arrivando ad essere invasivo” nell’ultimo tratto del Po e c’è “un 50% di probabilità” che in futuro diventi tale in uno spazio più ampio. Le specie invasive sono quelle che danneggiano le altre e gli ecosistemi.

Tuttavia le autorità continuano a non scomporsi minimamente per l’ingresso del granchio blu nelle acque dolci del pieno entroterra. L’Università di Ferrara segue l’impatto del granchio blu sul delta dietro invito della Regione e si sta occupando della situazione nel Po senza essere stata sollecitata a farlo. Per certi versi la situazione ricorda quella del 2020, quando il granchio blu è arrivato nella sacca di Goro – il Giornale del Po è stato fra i primi ad accorgersene –  ma nessuno ci ha badato troppo finché, quest’anno, non si è palesato il disastro. Per cercare di contenere l’avanzata nelle acque dolci si aspetta un altro disastro? Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto, il granchio blu è penetrato nell’entroterra del Veneto. Non lo certificano (ancora) gli studiosi, ma lo scrivono i giornali locali. Trovati un paio di esemplari, sebbene morti, a Sant’Elena; un granchio blu, stavolta vivo e vegeto, è stato pescato nel canale Vigenzone a Pernumia; altri sono stati catturati nel canale di Battaglia Terme.  Queste tre località si trovano in provincia di Padova. I corsi d’acqua che le attraversano non hanno alcun rapporto diretto con il Po e con il mare.

Quanto ai canali di bonifica della Romagna, il granchio blu “è abbondante anche lì, da Ferrara in giù”, conferma dall’Università il biologo Mattia Lanzoni. La sua équipe tiene d’occhio il granchio blu nel Po attraverso il routinario monitoraggio della fauna ittica. Gli studiosi si sono così accorti che l’animale è presente nel fiume in modo tutt’altro che sporadico: “dieci chili pescati in 36 ore a Berra”, in provincia di Ferrara e a 60 chilometri dalla foce.

Oltre che a Berra, le stazioni di monitoraggio che hanno confermato la presenza del granchio blu nel Po si trovano a Pontelagoscuro e a Mesola. I pescatori che collaborano ai monitoraggi dell’Università di Ferrara hanno mandato “segnalazioni attendibili” sul fatto che è arrivato anche a Mantova. “Tutto questo dà da pensare – considera preoccupato Lanzoni – Vista l’enorme proliferazione nel delta, si poteva immaginare che avrebbe risalito il fiume: ma solo per 30, 40 chilometri”. Da Mantova alla foce, seguendo curve e meandri, di chilometri ce ne sono invece circa 150.

Davvero, raggiunta ormai Mantova, il granchio blu entrerà nel Lago di Garda attraverso il Mincio? “Le acque del Garda dovrebbero essere troppo fredde e troppo limpide per lui”, risponde Lanzoni. E nel Po? “Con tutti i condizionali del caso, non raggiungerà certo la densità che ha nella sacca di Goro, dove i pescatori stanno portando in banchina 130 o 140 quintali di granchi blu al giorno,  ma avrà un impatto sulla fauna”, dice Lanzoni.

Riprende Lanzoni: “Nel Po, ci si può aspettare che il granchio blu attacchi, nell’ordine, i molluschi di acqua dolce, le larve di insetti che vivono sui fondali e poi il novellame, cioè i pesci molto giovani. Se entrerà nei luoghi che costituiscono i rifugi del novellame, sarà un disastro”.

Quali animali potrebbero invece mangiare il granchio blu? “Troviamo nel Po soprattutto granchi blu piccoli o medio piccoli”, specifica innanzitutto Lanzoni. Del resto, in America sono proprio i giovani granchi blu a cercare acque più dolci. Riprende: “Le dimensioni contenute lasciano sperare che altri animali imparino a catturarli. Ci vorrebbero le anguille, che un tempo si pescavano usando granchi come esca”. Le anguille però ormai sono al lumicino. Chi altri? “Credo il pescegatto americano”, il cosiddetto channel: alloctono pure lui, come il granchio blu. Improbabile invece che possa rendersi utile il siluro, altro alloctono. Inghiotte le prede vive, e le chele del granchio blu – le pinze, nel linguaggio comune – infliggono ferite micidiali.

Riprende Lanzoni: “Anche gli aironi sono in grado di catturare piccoli granchi blu. Ma soprattutto sarebbe utile una maggior portata del fiume. Le belle piene, come quelle che si verificavano una volta, conterrebbero l’espansione verso monte”.

Nessuno è in grado di prevedere come si evolverà la situazione. E’ probabile che, con l’arrivo dell’autunno, i granchi blu scendano verso il mare, sia per cercare acque più tiepide sia per riprodursi: un fatto, questo, che avviene (o che per lo meno è sempre avvenuto) soltanto in acque salate. Ancora Lanzoni: “Non abbiamo trovato nel Po femmine di granchio blu con le uova. Certo però che se continueremo a trovare granchi blu nelle acque dolci anche in inverno…”.

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