Home Acqua e Territorio Biografia del drago Tarantasio. Il libro con ciò che si sa sul...

Biografia del drago Tarantasio. Il libro con ciò che si sa sul mostro padano

491
0
CONDIVIDI
drago tarantasio fonti scritte libro bibliografia

E’ fresca di stampa la prima biografia – se così si può chiamarla – del drago Tarantasio, il mostro padano con ali, coda di serpente, alito di fuoco e con un nome proprio: caratteristica, quest’ultima, che condivideva con pochissimi altri draghi. Come narrano le leggende, il Tarantasio mangiava i bambini ed abitava il lago Gerundo, anticamente esistito a ridosso del Po.

L’autore del libro sul drago padano è Fabio Conti, giornalista. Qualche tempo fa ha scritto anche la storia del Gerundo – una malsana palude più che un vero e proprio lago –  che fino alle bonifiche medievali andava da Bergamo a Lodi e Cremona. Il titolo del suo nuovo lavoro è “Tarantasio il drago del lago Gerundo”; Meravigli la casa editrice. Lo si trova in vendita nei negozi online e nelle librerie lombarde, soprattutto quelle del Bergamasco.

Tarantasio è un drago così famoso da essere diventato addirittura co-protagonista di un libro in inglese per bambini. Però finora per conoscerlo era necessario mettere insieme un mosaico di frammenti leggendari sparpagliati in fonti scritte vecchie di secoli. Il libro offre un quadro d’insieme, porta alla luce alcuni elementi nuovi e segue le impronte che il drago padano ha lasciato anche nel presente.

Innanzitutto, oltre a sputare fuoco e mangiare i bambini, il drago Tarantasio appestava l’aria con il suo alito fetido e diffondeva malattie. Lo uccise Uberto Visconti, fondatore della dinastia milanese, oppure – a seconda delle fonti – San Cristoforo, San Colombano o il vescovo che resse la diocesi di Lodi all’alba del Trecento. E’ facile cogliere la sua somiglianza con la Tarasque, un drago francese. Sono giunte a noi alcune presunte costole del Tarantasio. Restano inoltre tracce scritte (il libro le ricostruisce) di altre sue ossa, o credute tali, andate smarrite nel corso dei secoli.

Varie raffigurazioni del drago padano sono conservate in edifici sacri ai margini della zona anticamente occupata dal Gerundo. E dal libro appena pubblicato ne spunta anche una nuova. Si tratta di un frammento di affresco nella chiesa di Santa Maria e San Sigismondo, a Rivolta d’Adda. Nessuno ci aveva fatto caso, dato che il dipinto è soffocato in un angolo e quasi interamente coperto a causa dei rimaneggiamenti che si sono succeduti nel corso del tempo. Però quelle spire squamose, verdi come l’alito fetido del mostro, appartengono proprio alla coda del drago Tarantasio.

“Il parroco stesso mi ha fatto notare il dipinto”, spiega l’autore della biografia del drago. Riprende: “E’ accaduto anni fa, quando sono andato a portargli l’altro mio libro, quello sul lago Gerundo”. L’affresco con il drago si trova, o anzi si trovava, sulla controfacciata della chiesa: da secoli vi è appoggiato sopra l’organo. Ancora Fabio Conti: “La gente, mi ha riferito il parroco, ha sempre detto che quella è la coda del Tarantasio”.

E’ stato il nonno – si chiamava Giuseppe Rovelli – a mettere Fabio Conti sulle tracce del drago Tarantasio. Racconta: “Erano gli Anni 80, avevo 8 o 9 anni. Il nonno abitava a Pontirolo. Quando passavamo vicino alla chiesa mi indicava una depressione naturale del terreno, che apparentemente non aveva nessun motivo di esistere, e mi diceva sempre: Lì una volta c’era un lago, e nel lago c’era il Tarantasio. Quando sono cresciuto, ho scoperto che altri nonni raccontavano la stessa cosa. Ho scoperto anche che era vero, o almeno che c’era un fondo di verità: l’antico lago Gerundo, le leggende sul drago”.

Oltre a ripercorrere ed approfondire le fonti scritte sul Tarantasio, il libro di Fabio Conti cerca le tracce del drago nella toponomastica. La frazione Taranta di Cassano d’Adda, ad esempio; le località come Gera d’Adda che richiamano la “giara”, la ghiaia lasciata dietro di sé dallo scomparso lago Gerundo. E poi ci sono squadre, associazioni, gruppi di volontariato, Pro Loco e quant’altro – persino l’inserto di un giornale locale – che riprendono i nomi del Tarantasio e del suo lago.

Infine, il drago padano compare nei loghi di aziende lombarde e non solo. C’è il Tarantasio (non un cane!) nel marchio dell’Agip poi diventato Eni che nel dopoguerra ha sfruttato i giacimenti di idrocarburi situati lungo la sponda emiliana del Po, dirimpetto all’ex Gerundo. Lo stesso vale per il biscione di Canale5 e la sua mascotte degli albori: il draghetto Five. “Ho cercato quel pupazzo ovunque. Invano”, si rammarica Fabio Conti.

Sono le ultimissime pagine del suo libro ad esplorare gli aspetti, diciamo, aziendali e professionali oggi assunti dal Tarantasio. Un estratto è nell’immagine qui sotto. I primi due loghi sono famosi; il terzo è legato ai tifosi Inter. Per l’ultimo, parla la scritta. Gli altri? Un’azienda che tratta abbigliamento per motociclisti, la OJ World, e la EAM Lab di elettroacustica. Notare le onde sonore che escono dalla bocca del drago al posto della lingua di fuoco e la presa elettrica nella coda. Geniale.

drago tarantasio stemmi aziendali libro