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La barriera antisale sul Po di Pila sarà una diga part time. Si fa il progetto

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Comincia la progettazione della barriera antisale sul Po di Pila, il ramo principale del delta (foto). Negli ultimi giorni del 2023 l’Autorità di Bacino ha affidato il compito al Consorzio di Bonifica del Delta del Po, che si occupa di difesa idraulica e di irrigazione. Il presidente del Consorzio, Giancarlo Mantovani, tratteggia la futura barriera antisale come una sorta di diga part time. In caso di necessità si chiuderà ermeticamente. Soltanto una scala di risalita per i pesci e una conca di navigazione per il passaggio delle navi consentiranno i aggirarla. La barriera impedirà così in tutto e per tutto all’acqua salata dell’Adriatico di penetrare nel fiume. Il fenomeno è noto come risalita del cuneo salino e si manifesta quando la portata del fiume è ridotta.

La risalita del cuneo salino rende inservibile l’acqua del Po per le attività umane, a cominciare dall’irrigazione, e di solito avviene durante l’estate: il periodo in cui il fiume è più magro. Fra giugno ed agosto infatti alla secca stagionale si sommano gli enormi prelievi irrigui. Estraggono dal fiume una quantità di acqua superiore a quella che vi resta e, anche se è difficile trovare dati precisi, si stima che le concessioni per i prelievi aumentino anziché diminuire.

Anche il cuneo salino, negli ultimi decenni, ha assunto proporzioni sempre maggiori. Durante la grande siccità 2022, l’acqua dell’Adriatico ha risalito il Po addirittura per 40 chilometri. La barriera antisale eviterà i danni che l’acqua salmastra provoca e soprattutto consentirà di usare durante l’intero corso dell’anno l’acqua del Po per irrigare i campi anche nel delta. Significa che l’opera non inciderà in alcun modo sulle cause della risalita del cuneo salino e che anzi le accentuerà, dal momento che renderà possibili prelievi irrigui ancor più consistenti.

Al momento, il finanziamento riguarda solo il progetto per la barriera antisale sul Po di Pila – 500 mila euro – e non la sua realizzazione. Il direttore del Consorzio del Delta stima che la barriera possa essere costruita con una spesa di circa 40 milioni e nel giro di quattro anni: “Un anno per il progetto, un altro per l’approvazione e due per i lavori”, calcola Mantovani.

Dottor Mantovani, il Po di Pila è solo uno dei rami del delta. L’acqua salata del mare non continuerà a risalire attraverso gli altri rami? “No”, risponde il direttore del Consorzio. Riprende: “A barriera antisale chiusa, l’acqua del Po si ridistribuirà nel delta. I modelli matematici ci dicono che la portata degli altri rami dovrebbe raddoppiare o triplicare. Questo allontanerà la minaccia della risalita”.

Le barriere antisale esistono già sul Po di Gnocca e sul Po di Tolle. Non costituiscono però una barriera ermetica: sono formate da alette ancorate ad una linea di pali perpendicolare alla corrente. In caso di necessità, le alette si aprono e si schierano una accanto all’altra, lasciando un passaggio centrale per barche e pesci. Consentono all’acqua di fluire verso il mare, ma le impediscono di andare nella direzione opposta.

Tuttavia queste barriere hanno due difetti. Primo, l’accumulo di detriti e gli urti dei grossi oggetti che la corrente del Po trasporta – legname, immondizie – rendono indispensabili periodiche e costose manutenzioni. Secondo, e più grave: le barriere già esistenti funzionano solo se la portata del Po a Pontelagoscuro è pari ad almeno 450 metri cubi di acqua al secondo. Furono infatti progettate in anni in cui era impensabile scendere sotto una soglia del genere. Ma ora una portata di 300 metri cubi al secondo a Pontelagoscuro non costituisce più un fatto così eccezionale: durante la siccità di 2022, è arrivata addirittura a soli 113 metri cubi al secondo. Ovvero, le vecchie barriere antisale sono diventate inutilizzabili proprio nei momenti in cui servirebbero di più.

Di qui la scelta del Consorzio di Bonifica: orientarsi per il Po di Pila verso un modello diverso. Una barriera antisale costituita da una paratia stagna da calare al momento del bisogno – una diga part time, appunto – priva di un passaggio centrale per barche e pesci e munita invece di conca di navigazione e di scala di risalita.

Il cuneo salino risale il Po per via della scarsa portata del fiume. Quest’ultima è dovuta ai prelievi irrigui, e non solo alle eventuali siccità. Anziché costruire la barriera sul Po di Pila, non sarebbe meglio agire sulle cause della risalita del cuneo salino? Non sarebbe meglio ridurre i prelievi irrigui? “Noi il risparmio idrico lo pratichiamo eccome. Ma sono decenni che cerco invano di persuadere a risparmiare acqua tutti coloro che la prelevano dal Po più a monte di noi”, risponde il direttore del Consorzio. Traduzione: gli agricoltori del delta, che sono gli ultimi a valle, si ritrovano con il cerino acceso in mano. E vogliono attrezzarsi per non rimanere scottati.

A questo serviranno i milioni per costruire la barriera. Soldi pubblici, soldi nostri. Anche se la barriera terrà lontano il sale dell’Adriatico, non inciderà sulle cause della risalita del cuneo salino. E’ facile immaginare che i 40 milioni della stima attuale lieviteranno. Inoltre i profitti relativi alla costruzione di una grande opera si concentrano di regola nelle sole tasche del vincitore dell’appalto. Con i medesimi soldi, si potrebbe realizzare una miriade di piccoli interventi a beneficio di altrettante piccole e piccolissime imprese per intervenire sulle cause della risalita del cuneo salino. Impianti di irrigazione più efficienti, ad esempio, così da ridurre i prelievi. Oppure abbandonare la coltivazione massiccia del mais, che beve come una spugna, e realizzare filiere di trasformazione e commercializzazione per colture meno esigenti come il frumento, i legumi o il girasole.

Coloro che ora vogliono fare cose di questo genere, spendono e rischiano in prima persona. I soldi pubblici che potrebbero aiutarli vanno in tutt’altra direzione.