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Si parla di nuovo della bacinizzazione del Po, e non è una buona idea

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bacinizzazione del po

Si torna a parlare della bacinizzazione del Po. Vari consiglieri regionali della Lombardia hanno presentato una mozione – in pratica, una proposta – per riesumare l’idea. Il testo della mozione è scaricabile qui. Figura all’ordine del giorno del Consiglio regionale che si riunirà martedì 12 settembre. Verosimilmente la mozione sarà approvata, dato che viene da esponenti della maggioranza. Col che, la Giunta regionale lombarda risulterà impegnata ad avviare l’iter per un nuovo progetto di bacinizzazione del Po e per la relativa realizzazione.

Bacinizzare il Po significa creare una serie di dighe e sbarramenti per trattenere l’acqua e rendere così possibile la navigazione tutto l’anno. I battelli per i turisti non c’entrano, o semmai solo marginalmente. C’entra invece il trasporto delle merci tramite grandi navi.

A corredo delle dighe, per consentire alle grandi navi di percorrere il Po sarebbero indispensabili le conche, che mettono in grado di superare i dislivelli fra i tronchi del fiume. In sostanza, le conche fungono da ascensori: sono tratti regolati da paratie che, aprendosi o chiudendosi, consentono di abbassare o di innalzare il livello dell’acqua. In questo modo le imbarcazioni scendono, o salgono, e possono immettersi nel livello successivo del fiume.

Tutto questo significa che, attraverso la bacinizzazione, il Po non sarebbe più l’unico grande fiume europeo con un corso ancora semi naturale. Diventerebbe invece l’equivalente di un’autostrada, di uno scalo merci delle ferrovie o di una tangenziale.

Una trasformazione in questo senso è stata ripetutamente ventilata e accantonata negli ultimi 60 anni. Non comporterebbe solo problemi ambientali – ad esempio, quale sarebbe l’impatto sulle aree protette che costellano il Po? – ma svariati miliardi di spesa pubblica.

I calcoli più recenti risalgono al 2015, quando l’idea fu scartata per l’ultima volta a favore di un diverso rimodellamento del fiume (anch’esso un intervento tutt’altro che leggero) in grado di rendere possibile il passaggio di grandi navi ed il traffico merci. La foto di copertina è tratta dalla valutazione del 2015.  Secondo quei calcoli, ai prezzi di allora la bacinizzazione del Po costerebbe 2,4 miliardi di euro e richiederebbe 15 o 18 anni di cantieri. Ma tutto questo costituirebbe solo l’antipasto.

Infatti le merci non si caricano e scaricano da sole sulle grandi navi. Ci vorrebbero porti fluviali, banchine, piattaforme logistiche, magazzini: e conseguenti spese enormi, inconcepibili senza intervento pubblico. Le emissioni e l’inquinamento da traffico, poi, non sparirebbero con la bacinizzazione del Po: si sposterebbero dagli autocarri e dalle autostrade alle navi incaricate di trasportare le merci lungo il fiume.

La bacinizzazione del Po forse piacerà agli aspiranti appaltatori di grandi opere. Certo già ora piace agli agricoltori, o almeno a Confagricoltura Cremona che ha dato spazio all’idea, presentata come preferibile alla rinaturazione del fiume inserita nel Pnrr. Per inciso, la rinaturazione costa 360 milioni: non i miliardi della bacinizzazione. Agli agricoltori interessa trattenere l’acqua attraverso gli sbarramenti. Sarebbe utile per l’irrigazione, dicono in sostanza, mentre ora dal punto di vista delle attività umane tutta l’acqua del Po che va in mare è acqua sostanzialmente persa.

In estate già ora i prelievi irrigui vampirizzano il Po, togliendogli più acqua di quella che gli rimane. Aumentare ancora i prelievi grazie agli sbarramenti significherebbe favorire ulteriormente la risalita del cuneo salino, che si manifesta quando la portata del fiume si riduce.

Oltre che sugli ecosistemi, la risalita del cuneo salino impatta in modo netto sull’agricoltura del delta, rendendo di fatto impossibile l’irrigazione. La soluzione sarebbe una barriera mobile per impedire l’ingresso dell’acqua salata nel Po di Pila. Il progetto è già allo studio. Un’opera del genere costerebbe 25 milioni di euro secondo stime vecchie ormai di sei anni.

La costruzione della barriera mobile contro il cuneo salino per ovviare agli effetti collaterali della bacinizzazione del Po richiederebbe l’estrazione di altro denaro dalle tasche dei contribuenti. Renderebbe possibile nel delta l’uso irriguo dell’acqua del Po anche in piena estate e comporterebbe così un’ulteriore pressione sulle risorse naturali.