Home a Tavola lungo il Po Il Giappone e l’acquacoltura salveranno le anguille del Po?

Il Giappone e l’acquacoltura salveranno le anguille del Po?

155
0
CONDIVIDI
anguille del po allo stadio di ceche

Sarà l’acquacoltura a salvare le anguille del Po e dei fiumi italiani? Dopo decenni di tentativi, i ricercatori giapponesi sono finalmente riusciti a completare l’intero ciclo dell’allevamento. Significa che un domani si potranno probabilmente mangiare anguille nate in cattività anziché catturate quando erano piccolissime (in foto) e poi ingrassate negli allevamenti. Una prospettiva del genere può costituire una speranza per una specie che continua ad essere sfruttata dal punto di vista commerciale anche se è sempre più vicina all’estinzione.

Le anguille sono un simbolo del delta del Po e delle Valli di Comacchio. La pesca e il consumo, soprattutto sotto Natale, costituiscono tradizioni plurisecolari. Il loro numero tuttavia è ormai ridotto al lumicino. Sebbene continuino ad essere pescate, da diversi anni le anguille sono considerate in pericolo critico di estinzione. Però ora i ricercatori dell’Università giapponese di Kindai sono riusciti a far nascere le anguille da genitori a loro volta nati e cresciuti in cattività. E’ la prima volta al mondo.

Da decenni è possibile indurre le anguille a deporre le uova in cattività. Il problema è – o era – far crescere fino all’età adulta gli individui nati da queste uova. Ma adesso, almeno in Giappone, si riesce perfino a farli riprodurre.

Fino a questo momento, tutte le anguille che arrivano in tavola sono nate libere. Quelle chiamate “di allevamento” – la quasi totalità – sono semplicemente state catturate quando erano piccolissime, allo stadio di ceche, e poi messe ad ingrassare. Gli inglesi chiamano le ceche glass eels, anguille di vetro, perché il corpo sembra trasparente. Per quanto sia paradossale, la cattura delle anguille ceche continuerà ad essere lecita in Italia e nell’Unione Europea. La pesca delle anguille, nel 2024, sarà vietata solo da marzo a ottobre, cioè quando di fatto non la pratica nessuno. Solo negli altri mesi, infatti, le ceche o gli adulti di grandi dimensioni si concentrano alle foci dei fiumi.

Oltre alla pesca legale, c’è anche il contrabbando delle anguille ceche destinate all’allevamento. Costituisce un’attività lucrosa e fiorente. L’Europol, l’agenzia dell’Unione Europea che contrasta la criminalità organizzata, nei mesi a cavallo fra il 2022 e il 2023 ha sequestrato 25 tonnellate di anguille ceche del valore di 13 milioni di euro. Erano destinate all’esportazione fuori dall’Unione Europea: una delle poche cose che la stessa Unione Europea proibisce a proposito di anguille. Un’anguilla ceca ha più o meno le dimensioni di un lombrico. Quante ce ne vogliono, per fare 25 tonnellate: e sono solo le catture illegali in un panorama normativo che per il resto – come si può dire? – è molto tollerante.

La complicata biologia delle anguille del Po e degli altri fiumi italiani ed europei si snoda lungo migliaia e migliaia di chilometri. Gli animali sono esposti, oltre che alla pesca, ad ogni singolo disturbo che le attività umane producono in un’area così vasta. Le anguille nascono tutte in mezzo all’oceano Atlantico, in un’area chiamata Mar dei Sargassi. A quello stadio, sono larve appiattite a forma di foglia e lunghe mezzo centimetro: i biologi le chiamano leptocefali. Impiegano tre anni per arrivare alle coste e, raggiunto lo stadio di ceche, in gennaio-febbraio si infilano nelle foci dei fiumi e li risalgono in profondità. Anni dopo (nove anni per i maschi; 12 per le femmine) compiono il viaggio inverso, e in novembre-dicembre escono dai fiumi. Si dirigono verso il Mar dei Sargassi, dove si riproducono e muoiono.

Il modo migliore per salvaguardare le anguille è quello di restaurare e rispettare tutti gli ambienti naturali nei quali si svolge la loro esistenza. Ma, se l’obiettivo è portarle in tavola, può essere interessante la scorciatoia giapponese, che mira a produrre baby anguille pronte per entrare nelle acquacolture.

Le anguille allevate e fatte riprodurre in cattività dai ricercatori dell’università di Kindai appartengono alla specie Anguilla japonica, o anguilla giapponese, anch’essa minacciata di estinzione ma non in pericolo critico come l’anguilla del Po e dell’intera Europa, che gli zoologi chiamano Anguilla anguilla, o anguilla europea. La riproduzione dell’anguilla giapponese avviene in mezzo all’Oceano Pacifico anziché in quello Atlantico ma l’aspetto, le abitudini e gli stadi dello sviluppo ricalcano quelli dell’anguilla europea.