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Dal Po spunta il cranio di Acamar, primo Homo sapiens della Pianura Padana

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acamar primo abitante della pianura padana nel paleolitico

Acamar, il cui cranio fossile è spuntato dal Po, è il primo Homo sapiens della Pianura Padana e presumibilmente uno fra i più antichi in tutta Europa. Visse nel Paleolitico, il lunghissimo periodo della preistoria terminato 12 mila anni fa. La scorsa settimana sono iniziati le ricerche per datare i resti con precisione e per ricavarne tutte le informazioni possibili.

E’ stato Davide Persico, sindaco di San Daniele Po e professore associato di Paleontologia all’Università di Parma, a trovare il cranio e ad attribuirgli il nome di una delle stelle che fanno parte di Eridano, la costellazione dedicata ad un fiume spesso identificato con il Po. Il rinvenimento è avvenuto ad Isola Serafini (Piacenza) durante la grande secca 2022 che ha portato alla luce anche numerosi fossili di antichissimi animali. La scoperta però è diventata pubblica soltanto ora, con l’inizio degli studi. L’unica foto diffusa è quella che compare in copertina.

Il motivo di tanto riserbo è da ricercare nell’eccezionalità della scoperta. Si tratta di un reperto ben diverso dai numerosi fossili di Homo sapiens che il Po ha già restituito: “Ne abbiamo 11 al Museo Paloantropologico del Po, più i resti di uomo di Neanderthal”, illustra Persico. Questi fossili di Homo sapiens tuttavia coprono il periodo che va dall’Età del Bronzo (circa 3.500 A.C.) al Medio Evo: un arco temporale che è ben testimoniato anche grazie a scavi archeologici. Ben più scarse in tutta Italia, invece, le tracce di Homo sapiens relative al Paleolitico: in particolare, nessun resto umano di quel periodo è mai stato trovato in Pianura Padana. Che Acamar sia vissuto proprio nel Paleolitico, lo si vede immediatamente. O almeno: lo vede immediatamente un occhio esperto. Di conseguenza si è deciso di sottoporlo a tutti gli studi immaginabili.

“Acamar è un Homo sapiens arcaico – spiega Persico – Di lui sono rimaste solo due ossa parietali e l’osso occipitale, ma sono sufficienti per affermarlo con certezza. Le suture delle ossa craniche sono più larghe rispetto all’Homo sapiens moderno e le inserzioni dei muscoli sono più pronunciate. Molto più pronunciata, poi, la prominenza sulla nuca”.

A detta di Persico, Acamar probabilmente testimonia l’ondata migratoria che, a partire dall’Africa, ha portato l’Homo sapiens in un’Europa allora abitata dall’uomo di Neanderthal. Resti così antichi sono molto rari. Inoltre “In base ad una prima occhiata, lui sembra diverso da tutti gli altri”.

Ora si procede ad estrarre dal cranio di Acamar il paleo Dna, per confrontarlo con quelli già noti in Europa e per dedurre così la sua provenienza. Il reperto sarà datato con il metodo del radiocarbonio e anche sottoposto a Tac tridimensionale. “In un punto, l’osso è assottigliato e presenta un avvallamento molto vascolarizzato. E’ la traccia di una malattia. Bisognerà capire di quale si trattava e se è stata la causa della morte”, specifica Persico. Si determineranno il sesso di Acamar e la sua età; magari si riuscirà anche a scoprire di che cosa si nutriva. Alla luce dei fossili animali coevi, dovrebbe essere infine possibile ricostruire l’ambiente naturale che ha fatto da sfondo alla sua vita.

Coordinano queste ricerche Davide Persico ed il Museo di storia naturale dell’Università di Parma, che ha anche il compito di conservare il cranio di Acamar. Prendono parte agli studi le università di Parma, Bologna e Milano ed il museo paleoantropologico del Po. “I primi risultati, spero, entro la fine di quest’anno”, annuncia Persico.

Ma per quanto la scienza si sforzi di interrogare Acamar, una domanda rimarrà probabilmente senza risposta: il luogo esatto in cui egli ha trascorso la vita. Il fiume che ha restituito i suoi resti erode e trasporta. Il cranio è emerso ad Isola Serafini, ma può venire da una qualsiasi zona del bacino del Po situata a monte di quel punto.