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Pnrr, il progetto di rinaturazione del Po si è impantanato ancora prima di iniziare

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Abbiamo un bisogno urgente di fiumi sicuri e di “nature based solutions” in grado di renderli resilienti al cambiamento climatico. Ma il più grosso intervento del Pnrr dedicato al Po è sommerso da opacità e conflitti.

“Io a giugno compio gli anni, e anche la mia compagna. Mi ricordo di quando per raccogliere un mazzo di fiori da regalarle mi bastava passeggiare lungo l’argine. Ora è difficile incontrare prati selvatici da queste parti». Georg, guida turistica, teatrante, educatore e proprietario del battello La Nena, parla osservando i colori del Po in una luminosa mattina di giugno. Georg è tedesco, è arrivato a Ferrara negli anni ‘90 e se ne è innamorato. Come molti altri, è stato testimone dei cambiamenti subiti dal fiume nel corso del tempo ma, nonostante ci abiti sopra e dal fiume dipenda anche il suo lavoro, ha sentito parlare solo di sfuggita dell’imponente progetto previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per la rinaturazione del bacino del Po.

Inserito al punto 3.3 della misura M2C4 “Tutela del territorio e della risorsa idrica” e parte della missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, questo progetto promette 357 milioni di euro per la biodiversità, il ripristino degli habitat e la sicurezza dei centri abitati che si trovano lungo gli argini. Gli interventi saranno portati avanti dall’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo) con l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po (Adbpo) e le Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, e toccheranno 11 Province e 106 Comuni.

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